A FIRENZE INCONTRIAMO UNO TRA I GIARDINI PIÙ BELLI DEL MONDO...
OGNI PAROLA È SUPERFLUA. È SOLO DA VISITARE E CONTEMPLARE QUESTA BELLEZZA INCOMPARABILE.
Il Giardino di Boboli è un parco storico della città di Firenze, connesso con Palazzo Pitti e col Forte di Belvedere. Il giardino, che accoglie ogni anno oltre 800.000 visitatori, è uno dei più importanti esempi di giardino all'italiana al mondo ed è un vero e proprio museo all'aperto, per l'impostazione architettonico-paesaggistica e per la collezione di sculture, che vanno dalle antichità romane al XVI e XVII secolo.
I Giardini, dietro Palazzo Pitti, sede dapprima dei Medici, poi dei Lorena e dei Savoia, furono costruiti tra il XV e il XIX secolo e occupano un'area di circa 45.000 metri quadri. Alla prima impostazione di stile rinascimentale, visibile nel nucleo più vicino al palazzo, si aggiunsero negli anni nuove porzioni con differenti impostazioni: lungo l'asse parallelo al palazzo nacquero viali ricoperti di ghiaia, nuovi laghnetti e fontane, ninfei, tempietti e grotte. Notevole è l'importanza che nel giardino assumono statue e parti fabbricate, come la settecentesca Kaffeehaus (raro esempio di gusto rococo), che permettevano di godere del panorama sulla città che il giardino offre, difformemente al gusto dell'epoca della costruzione.
L'origine del nome nasce forse dai possedimenti della famiglia Borgolo, che si trovavano nel territorio della chiesa di Santa Felicita il Oltrarno, che Luca Pitti acquistò come orti nel 1418, quarant'anni prima di iniziare la costruzione del palazzo che dalla sua famiglia prese in nome. Con il passaggio della proprietà ai Medici nel 1549, per l'acquisto da parte di Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I de' Medici, iniziarono gli ampliamenti e abbellimento che coinvolsero anche il giardino, il quale fu iniziato da Niccolò Tribolo, che dieci anni prima aveva già superbamente lavorato ai giardini della Villa medicea di Castello.
Il Tribolo lasciò un progetto al quale si attribuisce quasi certamente l'anfiteatro ricavato dallo sbancamento della collina, con il primo asse prospettico nord-ovest / sud-est tra il palazzo e il futuro Forte di Belvedere. Il Tribolo morì di lì a poco nel 1550, quindi la direzione dei lavori passò a Bartolomeo Ammanati e in seguito a Bernardo Buontalenti. Dopo di loro, nel XVII secolo la continuazione dell'abbelllimento del giardino fu opera di Giulio Parigi e del figlio Alfonso, i quali realizzarono l'ampliamento verso sud con il secondo asse del giardino verso Porta Romana.
dal sito www.giardinodiboboli.it
martedì 31 marzo 2015
giovedì 12 marzo 2015
PESTO GENOVESE
IL PESTO ALLA GENOVESE È UN SUGO ORMAI FAMOSO IN TUTTO IL MONDO. PER CONDIRE LA SEMPRE ETERNA PASTA NELLA TAVOLA DEGLI ITALIANI, È NECESSARIO CAMBIARE SEMPRE IL MODO DI PREPARAZIONE PER NON STANCARE IL PALATO SOPRAFFINO FAMILIARE. ECCO QUINDI UN'OTTIMA ALTERNATIVA
Ricetta pesto alla genovese – Il pesto è la più tipica ricetta della cucina genovese. Seguendo la tradizione deve essere preparato usando il mortaio, ma oggigiorno quasi tutti usano attrezzi più avanzati dal punto di vista della tecnologia. In questo articolo vi proponiamo tre diverse maniereper prepararlo, utilizzando differenti utensili. Importante è poi scegliere la giusta pasta da condire con il pesto; le scelte classiche sono: le “trenette“, gli gnocchi di patate, le troffiette di Recco, lelasagne all’uovo. Di solito si lessano assieme alla pasta da condire con il pesto fagiolini verdi piccoli, e fette di patate.
Ricetta pesto alla genovese – Il pesto è la più tipica ricetta della cucina genovese. Seguendo la tradizione deve essere preparato usando il mortaio, ma oggigiorno quasi tutti usano attrezzi più avanzati dal punto di vista della tecnologia. In questo articolo vi proponiamo tre diverse maniereper prepararlo, utilizzando differenti utensili. Importante è poi scegliere la giusta pasta da condire con il pesto; le scelte classiche sono: le “trenette“, gli gnocchi di patate, le troffiette di Recco, lelasagne all’uovo. Di solito si lessano assieme alla pasta da condire con il pesto fagiolini verdi piccoli, e fette di patate.
Ingredienti per il pesto alla genovese (dosi per 8 persone)
- 100 gr di foglie di basilico lavate e delicatamente asciugate
- 2 spicchi di aglio
- 50 gr di pinoli
- 30 gr di pecorino grattugiato
- 70 gr di parmigiano grattugiato
- 200 gr olio extra vergine di oliva
- sale grosso q.b.
Preparazione
Vi proponiamo tre diversi modi per preparare il pesto, usando diversi utensili.
Vi proponiamo tre diversi modi per preparare il pesto, usando diversi utensili.
Usando un robot da cucina o tritatutto elettrico
Mettete nel vaso del robot da cucina prima i pinoli e l’aglio tagliato a fettine e tritateli un pochino. Poi aggiungete il basilico, tritate ancora ed alla fine aggiungete anche il formaggio. Consiglio di fermare frequentemente il robot, e rimescolare il tutto per ottenere un trito omogeneo ed abbastanza fine.
Versate il trito in una ciotola, salatelo ed aggiungete olio d’oliva rimescolando fino ad ottenere una salsa piuttosto densa.
Non versate l’olio nel frullatore per favorire la tritatura, perchè otterreste un frullato non il pesto.
Usando il mortaio e la mezzaluna o il tritatutto elettrico
Questo modo è un buon compromesso per avere la cremosità dei pinoli pestati ed il basilico tritato finemente.
Mettere nel mortaio i pinoli e l’aglio tagliato a fettine e pestateli fino ad ottenere un impasto omogeneo.
Tritate con la mezzaluna o con il tritatutto il basilico assieme al formaggio.
Mettete in una ciotola l’impasto di pinoli e aglio e il trito di basilico e formaggio, salatelo ed aggiungete olio d’oliva rimescolando fino ad ottenere una salsa piuttosto densa.
Mettete in una ciotola l’impasto di pinoli e aglio e il trito di basilico e formaggio, salatelo ed aggiungete olio d’oliva rimescolando fino ad ottenere una salsa piuttosto densa.
Usando il mortaio
Mettere nel mortaio i pinoli e l’aglio tagliato a fettine e iniziate a pestare.
Piano piano aggiungete le foglie del basilico e un po’ di sale grosso, e continuate a pestare fino ad ottenere un impasto omogeneo.
Piano piano aggiungete le foglie del basilico e un po’ di sale grosso, e continuate a pestare fino ad ottenere un impasto omogeneo.
Mettete in una ciotola il pestato ed il formaggio, ed aggiungete olio d’oliva rimescolando fino ad ottenere una salsa piuttosto densa.
Al momento di condire la pasta diluite il pesto con qualche cucchiaio di acqua di cottura della medesima, e servite accompagnando con altro grana grattugiato.
Il pesto si conserva in frigo diversi giorni, se messo in un barattolo e coperto completamente con l’olio.
È anche possibile surgelarlo, in questo caso consiglio di usare poco olio e poco formaggio.
lunedì 9 marzo 2015
Arte e fede in Europa
IN QUESTI TRE VIDEO SOTTOTITOLATI IN PORTOGHESE, POSSIAMO APPREZZARE LA SINTESI DI MARKO IVAN RUPNIK, ARTISTA INTERNAZIONALE, CHE CI PRESENTA IL RAPPORTO E LO SVILUPPO TRA ARTE E CULTURA E FEDE IN EUROPA, DALLE ORIGINI AD OGGI. UTILIZZANDO UNA LOGICA E LEGGENDO LA STORIA IN MANIERA ESEMPLARE, RUPNIK CI OFFRE UN QUADRO PRECISISSIMO SULL'ATTUALE SITUAZIONE "SPIRITUALE" EUROPEA.
GLI ALTRI DUE VIDEO:
1) : http://youtu.be/wwC7OGblAUA
2) : http://youtu.be/Ot3ZidGNrTE
GLI ALTRI DUE VIDEO:
1) : http://youtu.be/wwC7OGblAUA
2) : http://youtu.be/Ot3ZidGNrTE
| P. Marko Ivan Rupnik | |
| P. Marko Ivan Rupnik è nato nel 1954 a Zadlog, in Slovenia. Nel 1973 entra nella Compagnia di Gesù. Dopo la filosofia, studia all’Accademia di Belle Arti di Roma. Seguono gli studi di teologia alla Gregoriana a Roma. Qui si specializza in missiologia, con una licenza su "Vassilij Kandinskij come approccio a una lettura del significato teologico dell’arte moderna alla luce della teologia russa". Diventa sacerdote nel 1985. Nel 1991 consegue il dottorato alla Facoltà di missiologia della Gregoriana con una tesi guidata da p. Špidlík dal titolo “Il significato teologico missionario dell’arte nella saggistica di Vjaceslav Ivanovic Ivanov”. Dal settembre 1991 vive e lavora a Roma presso il Pontificio Istituto Orientale – Centro Aletti di cui è direttore. Insegna alla Pontificia Università Gregoriana e al Pontificio Istituto Liturgico. Dal 1995 è Direttore dell’Atelier dell’arte spirituale del Centro Aletti. Dal 1999 al 2013 è stato consultore del Pontificio Consiglio per la Cultura e dal 2012 è consultore del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. Nel 2013 riceve il dottorato honoris causa dall'Università Francisco de Vitoria di Madrid e nel 2014 dalla Facoltà di Teologia di Lugano. All’attività di artista e di teologo affianca da sempre quella più specificamente pastorale, soprattutto attraverso conferenze e la guida di numerosi corsi ed esercizi spirituali. |
venerdì 20 febbraio 2015
Trieste, città ponte tra l'Europa e l'Oriente
TRIESTE E IL FRIULI VENEZIA GIULIA: BELLEZZE SCONOSCIUTE DELL'ITALIA DEL NORD; A DUE PASSI DA VENEZIA...
TRIESTE - La Storia
Le origini della città di Trieste sono antichissime, tuttavia sono di
modesta entità le tracce, giunte fino a noi, del suo più remoto passato.
modesta entità le tracce, giunte fino a noi, del suo più remoto passato.
Già nel II millennio a.C. tutto il territorio della provincia di
Trieste, dall’altopiano al mare, fu sede di insediamenti protostorici: i
castellieri; si trattava di villaggi di dimensioni ridottissime, arroccati
sulle alture e protetti da caratteristiche fortificazioni in pietra, i cui
abitanti appartenevano ad una popolazione illirica di stirpe indoeuropea.
Trieste, dall’altopiano al mare, fu sede di insediamenti protostorici: i
castellieri; si trattava di villaggi di dimensioni ridottissime, arroccati
sulle alture e protetti da caratteristiche fortificazioni in pietra, i cui
abitanti appartenevano ad una popolazione illirica di stirpe indoeuropea.
La leggenda vuole che anche il mitologico eroe greco Giasone, alla
ricerca del “vello d’ora“, sbarcasse con gli Argonauti alle foci del Timavo. Un
bosco sacro, alle pendici del monte Hermada, sarebbe inoltre dedicato agli eroi
Antenore e Diomede.
ricerca del “vello d’ora“, sbarcasse con gli Argonauti alle foci del Timavo. Un
bosco sacro, alle pendici del monte Hermada, sarebbe inoltre dedicato agli eroi
Antenore e Diomede.
Nel 50 a.C. circa, il piccolo borgo di pescatori divenne colonia romana
ed il nucleo abitativo venne cinto da forti mura e, successivamente, arricchito
di importanti costruzioni quali il Foro ed il Teatro, i cui resti sono visibili
ancora oggi sul colle di S.Giusto.
ed il nucleo abitativo venne cinto da forti mura e, successivamente, arricchito
di importanti costruzioni quali il Foro ed il Teatro, i cui resti sono visibili
ancora oggi sul colle di S.Giusto.
A partire dall’inizio del III secolo d.C., l’urbe tergestina fu
ripetutamente travolta dalle invasioni barbariche e soltanto a metà dell’800,
quando il vescovo Giovanni acquista da Lotario, re dei Franchi, il potere sulla
città cominciò una fase storica caratterizzata da maggior stabilità.
ripetutamente travolta dalle invasioni barbariche e soltanto a metà dell’800,
quando il vescovo Giovanni acquista da Lotario, re dei Franchi, il potere sulla
città cominciò una fase storica caratterizzata da maggior stabilità.
Trieste riuscì ad affermarsi come libero comune appena nel 1300 ma, nel
momento in cui venne nuovamente minacciata la tanto sospirata autonomia, la
città, nel 1382, si pose spontaneamente sotto la protezione di Leopoldo III
d’Austria, instaurando il lungo e fecondo rapporto con la dinastia asburgica.
momento in cui venne nuovamente minacciata la tanto sospirata autonomia, la
città, nel 1382, si pose spontaneamente sotto la protezione di Leopoldo III
d’Austria, instaurando il lungo e fecondo rapporto con la dinastia asburgica.
Il passaggio alla Trieste moderna avvenne nel 1719, quando Carlo VI
decretò, con un editto, la libertà di navigazione, aprendo così le porte al
commercio e assegnando alla città il privilegio di Porto Franco.
Successivamente, sotto Maria Teresa e Giuseppe II, i benefici concessi alla
città accrebbero i già prosperi traffici, attirando la contempo persone di
varia provenienza e creando così quel cosmopolitismo che ancora oggi si ritrova
nei luoghi di culto, nel dialetto e nei cognomi stessi dei triestini. Il
vecchio borgo, all’interno del perimetro medioevale, non bastò più ad
accogliere gli abitanti, il cui numero, in poco tempo, si era notevolmente
accresciuto e, conseguentemente, la città si espanse guadagnando terreno sul
fronte mare e collegando progressivamente i vari colli che si protendono a
ventaglio dall’interno verso la costa.
decretò, con un editto, la libertà di navigazione, aprendo così le porte al
commercio e assegnando alla città il privilegio di Porto Franco.
Successivamente, sotto Maria Teresa e Giuseppe II, i benefici concessi alla
città accrebbero i già prosperi traffici, attirando la contempo persone di
varia provenienza e creando così quel cosmopolitismo che ancora oggi si ritrova
nei luoghi di culto, nel dialetto e nei cognomi stessi dei triestini. Il
vecchio borgo, all’interno del perimetro medioevale, non bastò più ad
accogliere gli abitanti, il cui numero, in poco tempo, si era notevolmente
accresciuto e, conseguentemente, la città si espanse guadagnando terreno sul
fronte mare e collegando progressivamente i vari colli che si protendono a
ventaglio dall’interno verso la costa.
Nell’ ‘800, in un clima di prosperità generale, vennero fondati i grandi
gruppi assicurativi, le compagnie di navigazione, si sviluppò la Borsa e crebbe
la produzione artistica e culturale. La crescita della città, da un lato ne
fece uno dei centri più importanti dell’allora impero asburgico, dall’altro ne
rafforzò il sentimento di italianità, sia culturale che politica.
gruppi assicurativi, le compagnie di navigazione, si sviluppò la Borsa e crebbe
la produzione artistica e culturale. La crescita della città, da un lato ne
fece uno dei centri più importanti dell’allora impero asburgico, dall’altro ne
rafforzò il sentimento di italianità, sia culturale che politica.
Il ritorno all’Italia, così lungamente atteso, avvenne nel 1918, in un
tripudio tricolore, ma tale annessione retrocesse Trieste al ruolo di “porto
qualunque”, avendo perso, una volta svincolata dal contesto mitteleuropeo, la
sua unicità.
tripudio tricolore, ma tale annessione retrocesse Trieste al ruolo di “porto
qualunque”, avendo perso, una volta svincolata dal contesto mitteleuropeo, la
sua unicità.
Il secondo conflitto mondiale comportò la perdita delle terre della
penisola Istriana, passate alla neocostituita Jugoslavia, e la storia della
città in quel buio periodo, è caratterizzata da numerose e tristi vicende,
molte delle quali gettano ancora oggi, dopo più di mezzo secolo, oscure ombre.
La sorte della città, pretesa dalla Jugoslavia, rimase incerta per lungo tempo:
in attesa di definizione, l’entroterra venne diviso in due parti, l’una
amministrata dagli angloamericani e l’altra dagli jugoslavi. Nello specifico,
la città fu soggetta all’amministrazione alleata con la costituzione del
Territorio Libero di Trieste. Solo nel 1954, con la firma del Memorandum di
Londra, Trieste e il suo entroterra furono definitivamente restituiti
all’Italia.
penisola Istriana, passate alla neocostituita Jugoslavia, e la storia della
città in quel buio periodo, è caratterizzata da numerose e tristi vicende,
molte delle quali gettano ancora oggi, dopo più di mezzo secolo, oscure ombre.
La sorte della città, pretesa dalla Jugoslavia, rimase incerta per lungo tempo:
in attesa di definizione, l’entroterra venne diviso in due parti, l’una
amministrata dagli angloamericani e l’altra dagli jugoslavi. Nello specifico,
la città fu soggetta all’amministrazione alleata con la costituzione del
Territorio Libero di Trieste. Solo nel 1954, con la firma del Memorandum di
Londra, Trieste e il suo entroterra furono definitivamente restituiti
all’Italia.
Luoghi da visitare
Il Faro della Vittoria, i meravigliosi castelli e altri luoghi da
visitare. Mete imperdibili per i turisti, ma anche piacevoli riscoperte per i triestini.
visitare. Mete imperdibili per i turisti, ma anche piacevoli riscoperte per i triestini.
- Il Faro della Vittoria
- La Grotta Gigante
- La Cattedrale di San
Giusto - Il Castello di Duino
- Il Castello di Miramare
- Il Castello di San
Giusto - Le grotte di San Canziano (Škocjanske jame)
- La Riserva Marina di
Miramare - Kleine Berlin, complesso di gallerie antiaeree
- Il Palazzo del Governo
- Foiba di Basovizza
- La Basilica di San
Silvestro
DOCUMENTARIO SUL FRIULI, MOLTO BELLO: http://youtu.be/9RITKnwRzc0
venerdì 6 febbraio 2015
ALIMENTAZIONE CORRETTA: QUESTA SCONOSCIUTA
UN AMICO MI CONSIGLIA LA VISIONE DI QUESTO DOCUMENTARIO E VOLENTIERI LO CONDIVIDO CON VOI, PERCHÉ MI SEMBRA DAVVERO INTERESSANTE.
BUONA VISIONE E GUARDATELO CON CALMA....
Cibo Spa | Arcoiris TV
Cibo s.p.a. è un documentario che descrive la trasformazione radicale dell'industria alimentare avvenuta negli USA negli ultimi decenni. Vedere da vicino ciò che è successo in America è sicuramente importante per capire quello che rischiamo di veder succedere anche da noi molto presto.Nonostante il consumatore venga illuso di avere a disposizione una grande varietà di marche e prodotti diversi, in realtà questi fanno tutti capo ad un numero molto ristretto di super-aziende alimentari, che poi li immettono sul mercato con nomi e sotto marche diversi. Ancora più inquietante è il fatto che, indipendentemente dal produttore, uno degli ingredienti principali rimanga il granoturco, nelle sue forme più disparate.La sua estrema economicità, ottenuta in modo artificiale, grazie a pesanti incentivi pubblici, ha portato ad utilizzarlo anche come mangime per i bovini, al posto dell'erba che dovrebbe esse re il loro nutrimento ideale.Gli allevamenti di bestiame hanno raggiunto dimensioni enormi ed i mattatoi sono diventati catene di montaggio ad altissima efficienza, dove gli animali al massacro sono trattati poco peggio degli stessi dipendenti, che vengono usati come "macchine umane". Tale ciclo lavorativo porta con se altre deleterie conseguenze quale un altissimo rischio di infezioni e contaminazioni dei prodotti, che devono quindi essere sottoposti a fasi di lavorazione che includono una forte sterilizzazione.Non manca infine il capitolo dedicato alla tristemente famosa Monsanto, che a seguito della recente possibilità di brevettare forme di vita (vegetali o animali) sta cambiando radicalmente il settore agricolo, e impedisce di fatto agli agricoltori di svolgere il loro lavoro con le metodologie che da sempre hanno caratterizzato la loro attività.
BUONA VISIONE E GUARDATELO CON CALMA....
Cibo Spa | Arcoiris TV
Cibo s.p.a. è un documentario che descrive la trasformazione radicale dell'industria alimentare avvenuta negli USA negli ultimi decenni. Vedere da vicino ciò che è successo in America è sicuramente importante per capire quello che rischiamo di veder succedere anche da noi molto presto.Nonostante il consumatore venga illuso di avere a disposizione una grande varietà di marche e prodotti diversi, in realtà questi fanno tutti capo ad un numero molto ristretto di super-aziende alimentari, che poi li immettono sul mercato con nomi e sotto marche diversi. Ancora più inquietante è il fatto che, indipendentemente dal produttore, uno degli ingredienti principali rimanga il granoturco, nelle sue forme più disparate.La sua estrema economicità, ottenuta in modo artificiale, grazie a pesanti incentivi pubblici, ha portato ad utilizzarlo anche come mangime per i bovini, al posto dell'erba che dovrebbe esse re il loro nutrimento ideale.Gli allevamenti di bestiame hanno raggiunto dimensioni enormi ed i mattatoi sono diventati catene di montaggio ad altissima efficienza, dove gli animali al massacro sono trattati poco peggio degli stessi dipendenti, che vengono usati come "macchine umane". Tale ciclo lavorativo porta con se altre deleterie conseguenze quale un altissimo rischio di infezioni e contaminazioni dei prodotti, che devono quindi essere sottoposti a fasi di lavorazione che includono una forte sterilizzazione.Non manca infine il capitolo dedicato alla tristemente famosa Monsanto, che a seguito della recente possibilità di brevettare forme di vita (vegetali o animali) sta cambiando radicalmente il settore agricolo, e impedisce di fatto agli agricoltori di svolgere il loro lavoro con le metodologie che da sempre hanno caratterizzato la loro attività.
martedì 20 gennaio 2015
DISUGUAGLIANZA SOCIALE....
LA DISUGUAGLIANZA SOCIALE STA ASSUMENDO PROPORZIONI VERGOGNOSE E NON DA OGGI, PURTROPPO. FACCIAMO UN PO' IL PUNTO DELLA SITUAZIONE E PROVIAMO ANCHE NOI, SINGOLARMENTE, DA CHE PARTE STIAMO O DOVE VORREMMO STARE, PERCHÉ GIÀ NELL'INTENZIONE SI RIVELA IL "DELITTO", COME DIREBBE DOSTOEVSKIJ...
Entro il 2016 l’un per cento della popolazione mondiale
possiederà più della metà della ricchezza globale
L’esplosione della disuguaglianza
LONDRA, 19 gennaio 2015.
Un’autentica esplosione dell’ineguaglianza. Entro il 2016
l’un per cento della popolazione mondiale aumenterà il proprio patrimonio fino
a possedere oltre il cinquanta per cento della ricchezza. Dell’altro cinquanta
per cento della ricchezza globale, una fetta sostanziosa sarà in mano a un
altro venti per cento della popolazione mondiale, quella un po’ meno ricca
della prima. Al restante ottanta per cento della popolazione rimarranno le
briciole: soltanto il cinque per cento della ricchezza mondiale, o forse meno,
con un reddito medio di 3.851 dollari l’anno (3.331 euro). Il reddito medio dell’un
per cento dei privilegiati è invece di 2,7 milioni di dollari (2,33 milioni di
euro).
La previsione arriva da Oxfam — una confederazione di 17
organizzazioni non governative che lavorano con 3.000 partner in più di 100
Paesi — in una ricerca presentata ieri a Davos in Svizzera, in vista del Forum internazionale economico
e politico che si apre proprio in questi giorni nella cittadina svizzera.
«La scala dell’ineguaglianza globale — ha detto Winnie
Byanima, direttore generale di Oxfam International — è semplicemente piuttosto sconcertante
e malgrado il tema sia balzato in primo piano sull’agenda globale, il divario
tra i più ricchi e il resto si sta allargando sempre più rapidamente».
Nel dettaglio, i ricercatori di Oxfam hanno calcolato che
l’un per cento dei super ricchi è costituito da 34,8 milioni di
persone. Di questi, 14,2 milioni sono residenti negli Stati Uniti, 2,7 milioni
in Giappone, 2,4 in Francia, due milioni in Gran Bretagna e in Germania. Al
sesto posto l’Italia, con 1,6 milioni, seguita dagli 1,3 milioni di ricchi in
Australia, 1,2 in Cina, 1,1 milioni in Canada e dai soli 700.000 della
Svizzera.
Lo studio di Oxfam, comunque, conferma un rapporto
diffuso di recente da Crédit Suisse, secondo il quale l’un per cento della
popolazione mondiale già possiede la metà della ricchezza globale.
ABBIAMO VISTO IL "DELITTO", MA... IL CASTIGO?
sabato 10 gennaio 2015
FINANZA: QUESTA SCONOSCIUTA !!
NOTIZIE COME QUELLA CHE SEGUONO, OLTRE A TERRORIZZARE GLI ADDETTI AI LAVORI, HANNO PERÒ ANCHE LA FACOLTÀ DI LASCIARE INDIFFERENTI TUTTI GLI ALTRI; PERCHÉ LA FINANZA HA UN LINGUAGGIO PROPRIO, CODIFICATO VOLUTAMENTE, MA PURTROPPO, È ALLA BASE DELL'ECONOMIA POLITICA (E NON...) DI TUTTI I PAESI DEL MONDO, VEDIAMO COME, TENTANDO DI APRIRE UNA BRECCIA IN QUESTO ALFABETO "ARABO" O QUASI, CON CUI SIAMO COSTRETTI A CONFRONTARCI QUOTIDIANAMENTE.
LA NOTIZIA:
LA NOTIZIA:
La Borsa di Milano sprofonda.
Le borse europee bruciano
oltre 200 miliardi di euro
Scritto
da Did | TMNews –
Roma, 5 gen. (askanews) – La Borsa di Milano è andata oggi a picco. Il FTSE MIB ha perso il 4,9% a 18.188,44
punti.
Mentre la borsa di Shanghai ha un balzo del 3,60%
ai massimi da cinque anni, l'Europa è alle prese con la tempesta che arriva
dalla Grecia in attesa delle politiche di fine mese. A scuotere i mercati del
vecchio continente la notizia di stampa tedesca secondo cui la cancelliera
Angela Merkel non contrasterebbe un'uscita di Atene dall'euro. Indiscrezione
subito smentita da Berlino ma che non ha placato le tensioni sui mercati. Anche
Alexis Tsipras, indicato in testa nei sondaggi, non è riuscito a rasserenare le
piazze finanziarie ribadendo che la Grecia non intende uscire dal club
dell'euro. La notizia ha fatto precipitare la moneta unica al di sotto di quota 1,20
dollari.
Oltre al ciclone Grecia che si riflette soprattutto
sui titoli finanziari, la seduta è stata caratterizzata dal nuovo calo del
prezzo del petrolio che a New York ha toccato i minimi dal 2009 sotto i 50
dollari al barile. Immediato l'effetto sugli energetici. A Milano l'Eni lascia
sul terreno oltre l'8% e pesanti ribassi anche per Tenaris, Saipem e Enel.
Ribassi
superiori al 6% per gli altri colossi europei del petrolio come BP, Total, calo
del 4,70% per Royal Dutch Shell.
RICORDIAMOCI CHE IN TUTTO IL 2014, EQUITALIA HA CONFISCATO 14,5 MILIARDI DI EURO AI CITTADINI ITALIANI INSOLVENTI O PRESUNTI TALI... PROVIAMO A FARE UN PO' DI LUCE? LEGGIAMO DI SEGUITO...
COSA SONO GLI SPECULATORI E COSA FANNO
DI MALE?
Benvenuti nel mondo
allucinante dei “Padroni dell’Universo”.
E’ un’espressione coniata a Wall Street dai
collaboratori del super speculatore John Meriwether, padrone del Hedge Fund
LTCM, una macchina per fare soldi fittizi truffando con numeri fittizi per
miliardi di dollari l’intero mondo. Lavoravano, questi avvoltoi, con una tale
feroce maniacalità che all’apice del successo e delle piramidi di cocaina che
gli passarono nel sangue, una notte stapparono un vino rosso da 7.000 dollari a
bottiglia e gridarono “Siamo i Padroni dell’Universo”! LTCM collassò
nell’orgia finanziaria suicida nel 1998, e si rischiò il collasso della finanza
mondiale.
Dopo di loro l’America e
l’Europa si accorsero del pericolo nucleare che sta gente rappresentava, e
corsero ai ripari: ne crearono di peggio.
Iniziamo a capire la
differenza fra un INVESTITORE E UNO SPECULATORE. L’investitore è chiunque al
mondo investa soldi, cittadino, pensionato, banca, azienda, Stato.
L’investimento può essere a breve termine o a lungo termine. Può essere buono
(un Titolo di Stato) o cattivo (titoli di un’azienda che vende armi ai bambini
soldato in Sierra Leone), ma in genere questo l’investitore non lo sa (lo sa il
suo promotore finanziario). Lo speculatore è invece un super specialista,
individuo o organizzazione (Hedge Funds, Assicurazioni, Fondi monetari, Fondi
Avvoltoio ecc.) che normalmente investono a breve e sanno benissimo il male che
fanno, ma se ne sbattono. Ma si badi bene, gli speculatori hanno un potere di
fuoco che, sempre a breve, può devastare un intero Paese, milioni di persone,
con conseguenze enormi, e possono persino portare il mondo sull’orlo del
baratro economico. Il mostro che già ci ha divorati (2007 a oggi) è questo.
In ogni caso ricordate sempre
che stiamo parlando di GIOCHI DI NUMERI CHIAMATI SOLDI E CHE NON PRODUCONO
QUASI MAI NULLA NELL’ECONOMIA REALE. OK? Non dimenticate.
L’ampiezza del crimine
SPECULATIVO è tale che vi posso dire con estrema autorevolezza che l’intero
governo tecnocratico della UE, e la Troika, lavorano tutti solo per le tasche
degli speculatori. Migliaia di politici, tecnocrati, accademici, figure di
altissimo prestigio, lavorano per loro, e l’Eurozona è un progetto di almeno 80
anni solo fatto per le tasche di chi specula.
Cos’è speculare? Semplice: si
osserva il mondo dell’economia, tutto, tutto il globo, e si fanno SCOMMESSE a
breve su o contro qualcosa. Se poi vincere la scommessa vuol dire far crollare
nella disperazione 5 milioni di esseri umani, o anche 40, chissenefrega. A
volte dall’altra parte della scommessa c’è un altro speculatore, ma più spesso
gente normale che rimangono fregati. Ne “La Politica”, Aristotele ci racconta di
come il filosofo Talete già nel VI secolo avanti Cristo aveva piazzato una
scommessa speculativa vincente sul raccolto di olive dell’anno successivo. I
contadini avevano previsto un raccolto povero e gli vendettero interi poderi di
ulivi per pochi soldi. L’anno dopo il raccolto fu invece favoloso, e Talete
fece una barca di soldi, ma i contadini fecero la fame. Nel mondo moderno
purtroppo quasi sempre la gente è ignara di tutto. Rimaniamo sempre in Grecia e
vediamo come oggi la speculazione aiutata dai tecnocrati UE ha fottuto quel
povero popolo che non sa da che parte girarsi. Ecco come si specula.
2010: la Grecia è sull’orlo
del baratro. Il suo debito nazionale è sotto il fuoco della Troika e delle
Agenzie di Rating, i tassi d’interesse che paga per convincere gli investitori
a comprare i suoi titoli di Stato sono altissimi. Naturalmente nel momento in
cui i suoi tassi si alzano, il valore dei suoi titoli crolla (sapete che meno
vale il titolo più interessi paga, e viceversa). Questo è il momento giusto per
gli speculatori di piazzare le loro scommesse contro il debito greco (cioè i
titoli). La loro scommessa è che il debito crollerà di valore ancor più, e
naturalmente le Agenzie di Rating prestano la loro gentile mano: annunceranno
che bocciano l’economia di Atene. MA PRIMA gli speculatori hanno PRESO IN
PRESTITO una porzione di debito greco del valore di (es.) 500; lo rivendono
immediatamente per quel valore e intascano 500. Poi aspettano il risultato
della bocciatura delle Agenzie, che accade: il valore del debito cala. A quel
punto gli speculatori ricomprano la stessa porzione di debito greco che ora
vale solo 400, e lo restituiscono. Hanno incassato 100, puliti. (tenete in
considerazione che quando parlo di queste cifre semplificate mi riferisco a
milioni di Euro o miliardi). I greci intanto vanno in merda perché la UE gli
impone le Austerità da camera di tortura, disoccupazione, sofferenze…
Altro esempio. Siamo sempre in
Grecia. Uno speculatore fa un patto con un altro: gli venderà alla fine del
mese una porzione di debito greco da es. 1000 titoli che oggi valgono 500
soldi. L’altro si impegna a comprare quel debito per 500 soldi. Il primo
speculatore in realtà non possiede alcun debito greco, ma scommette che esso
calerà di valore prima della fine di quel periodo. L’altro invece scommette
nella direzione opposta, cioè che il valore del debito si alzerà. Quindi, se il
debito si deprezza, il primo uomo vince: alla fine del mese comprerà i 1000
titoli per 400 soldi e li potrà vendere all’altro per la cifra concordata di
500. Ci guadagna 100. Nel caso contrario, se il debito invece si alza di
valore, l’altro vince: comprerà quei titoli per i concordati 500 soldi mentre
ora vale (ad es.) 600. Qui il gioco è meno sporco, ma ricordiamoci sempre che
il primo speculatore, di nuovo, scommette sulla rovina di un popolo, e se
vince… torture come sopra.
Altra carognata degli
speculatori. Necessita di una breve spiegazione. Nel mondo della finanza internazionale
ci sono delle specie di polizze assicurative che un investitore può acquistare
per proteggersi da eventuali perdite o scommesse sbagliate. Si chiamano Credit
Default Swaps (CDS). Se l’investitore scommette su qualcosa di molto rischioso,
l’assicuratore alzerà il prezzo della polizza CDS. Quindi nel mondo dei mercati
finanziari il prezzo in rialzo di questi CDS segnala che un investimento è
rischioso o instabile. I CDS vengono venduti anche per proteggere chi possiede
un pezzo di debito sovrano (titoli di Stato) contro la possibilità che esso si
deprezzi a causa del giudizio negativo delle agenzie di rating. Ok, torniamo in
Grecia. Un gruppo di speculatori compra molte polizze CDS contro il
deprezzamento del debito greco, mentre scommettono proprio che il deprezzamento
accadrà davvero. Possono fare questo anche se non posseggono alcun titolo di
Stato greco, come dire che uno si assicura su una casa che non è sua. Ma
attenzione alla sequenza: l’acquisto di molti CDS sul debito greco ne alza il prezzo,
e siccome il loro prezzo in rialzo segnala che l’oggetto assicurato è rischioso
e instabile, i mercati penseranno che il debito greco è a rischio di
instabilità. In risposta a questo allarme, le agenzie di rating bocceranno il
debito di Atene, e per l’effetto domino il prezzo dei CDS sulla Grecia
considerata ora rischiosissima salirà ancora di più, e gli speculatori, che ne
avevano acquistati molti, li possono rivendere con grande profitto. Nel
frattempo i poveri Greci… come sopra. Sangue.
Tutte queste scommesse si
chiamano fare “shorting”. E sono tutte e tre truccate.
Ma c’è di peggio. Il mondo del
JUNK. In finanza tutti i debiti che sono considerati ad alto rischio di non
essere ripagati, dal debito di Stato al debito di un’azienda qualsiasi, vengono
chiamati Junk, cioè spazzatura. Facciamo due esempi: il debito di un piccolo
Paese africano in difficoltà, o il debito dell’azienda XX di Torino. Il Paese è
indebitato con vari investitori occidentali (banche o altri), la ditta di
Torino con le banche. Esistono al mondo dei simpatici tizi chiamati Fondi
Avvoltoio (Vulture Funds), simpatico nome eh?, e sono speculatori, ovvio.
Questi volano cupi su chiunque abbia debiti ad alto rischio (junk debt), e cosa
fanno? Vanno dai creditori e gli dicono (il linguaggio è letteralmente quello):
“Senti sfigato, tu da sto Paese/azienda non becchi un cazzo secondo noi.
Fidati, ti conviene venderci i loro debiti e poi al resto pensiamo noi. Te li
compriamo per un decimo del valore, cioè se ti devono 1 milione noi te lo compriamo
per 100 mila e tu ti levi dal cazzo contento, perché piuttosto che prendere
zero ti conviene accettare i nostri 100 mila. Affare fatto stronzo?”.
Spesso sì, viene fatto l’affare. Conseguenze: il Paese africano o l’azienda di
Torino sono ora debitori degli Avvoltoi, che trascinano Paese/azienda in
tribunale (sempre in giurisdizioni favorevoli a loro come Londra o NY), e
spesso riescono a strappare ai debitori più di quello che hanno pagato ai
creditori originari. Sangue, sangue di villaggi, popoli, operai, imprenditori,
sangue!
Una forma particolarmente
rivoltante di speculazione è quella fatta sulle cosiddette ‘Commodities’ cioè
le materie prime. E quando si parla di grano, caffè o mais, o altri alimenti di
base, parliamo di materie che nel Terzo Mondo decidono la sopravvivenza, o la
morte, di milioni. I prezzi di queste materie sono anch’essi soggetti agli
speculatori, in particolare quelli di Chicago o di Londra. Gente che dispone
dei soldi e dei mezzi per truccare a loro piacere il mercato delle Commodities.
I prezzi del cibo per centinaia di milioni di affamati – o il prezzo di ciò che
vendono centinaia di milioni contadini poveri del Sud – lo decidono loro a
seconda del verso delle loro scommesse. Quindi mettiamo che gli convenga alzare
il prezzo del mais di tantissimo: milioni di poveracci non lo potranno più
comprare: fame (a voi il TG1 la vende come carestia, eh!, colpa del destino,
eh?). Mettiamo che gli convenga far crollare il prezzo del caffè: milioni di
coltivatori poveri sprofonderanno della disperazione. Ma loro, a Londra o a
Chicago se ne fottono. Ok?
Ho già detto che le
tecnocrazie delle nazioni più ricche del mondo lavorano, hanno sempre lavorato,
per gli speculatori. Cioè i governatori delle Banche Centrali, per esempio. E
tu cittadino? Nooo, caro o cara, tu puoi crepare mangiato/a vivo/a dai topi sul
loro stuoino di casa, non ti aprono neppure la porta. Semplifico: avete letto
sui giornali che prima la Banca Centrale americana, la FED, e adesso quella
europea, la BCE di Mario Draghi, e la Banca del Giappone, hanno tutte deciso di
iniettare enormi quantità di liquidi (soldi) nei Paesi che governano. Negli USA
hanno usato il sistema del Quantitative Easing (QE), in Europa vari metodi con
nomi strani come LTRO, ABS Purchases, TLTRO, in Giappone un misto dei due
precedenti. Ok. Dovete però capire che una Banca Centrale quando emette liquidi
non è che li carica su dei camion che poi li porta alla gente. No. Li immette
nel sistema bancario, in cambio di titoli ecc. Quindi ste enormi quantità di
liquidi, immense, finiscono nelle grandi banche. Ok.
La domande di tutte le domande
è: MA STI OCEANI DI SOLDI FINISCONO NELLE TASCHE DI LAVORATORI, PENSIONATI,
AZIENDE, FAMIGLIE? NOOOOOOO! Perché? Perché vengono presi in prestito a tassi
d’interesse ridicoli dai già miliardari speculatori che… che?... che cosa ne
fanno? Li scommettono in Borsa, speculano in Borsa, e vincono, vincono,
vincono. E tu uomo donna che lavora perdi perdi perdi. E pensare che sono le
stesse mega banche a dircelo, se uno legge quello che pubblicano. Il mostro
bancario USA JP Morgan ha appena detto quanto segue: “Per riassumere, non
crediamo che le iniezioni di liquidità di Draghi (BCE) annunciate il 5 di
giugno 2014 offriranno alcunché all’economia reale (quella di cui viviamo, nda)”.
Ecco per chi lavora Mario Draghi.
No, fermi, mi dispiace ma ce
n’è un’altra. Lo so, rimpiangete i tempi quando il massimo che vi entrava nel
sederino erano le supposte del dottore…
Gli Stati stessi speculano.
Cioè anche loro fanno ste maledette scommesse finanziarie. A che pro? Un
Tremonti o un Padoan vi risponderebbero che si fanno per proteggere lo Stato da
perdite finanziarie. Quindi lo Stato entra nel mondo degli INTEREST RATE SWAPS.
Alè. E ne esce praticamente sempre inc… (finisce per lato). Perché? Perché
siamo sempre alle solite, come con la storia dei Derivati e dei Comuni
italiani: cioè, i nostri puzzoni politici si mettono a scommettere con dei
professionisti internazionali che il Conte Dracula era un chierichetto in
confronto. E perdono. L’Italia anni fa, con la Lira, ne fece una grossa mentre
tentava di speculare. Seguite come funzionò.
Allora l’Italia voleva
emettere dei titoli di Stato trentennali, BTP, a tasso d’interesse fisso per 30
anni appunto, cioè, fate conto, avrebbe pagato le banche che glieli compravano,
ad esempio, 6% di interessi per 30 anni. Ma a Roma si chiesero: "E se i
tassi d’interesse nei prossimi 30 anni si abbassano? Magari vanno al 4% e noi
ci obblighiamo a pagare il 6% per 30 anni. No. Allora vendiamo dei CCT, a tasso
d’interesse ‘variabile’ da dare alle banche, cioè un tasso deciso dal
mercato,
così magari il tasso calerà e sarà minore." Ok. E così il Tesoro
vendette un sacco di CCT alle banche a tasso variabile. Poi… Si pentirono,
pensarono che forse anche per i CCT era meglio fissare un tasso d’interesse
fisso, ad es. 6%. E così Roma propose alle banche un INTEREST RATE SWAP, uno
scambio di tassi d’interesse. Come funziona? Semplice:
Allora: il Tesoro ha venduto
alle banche un certo numero di titoli di Stato chiamati CCT, e gli ha prima
promesso di pagargli un tasso d’interesse variabile deciso dal mercato, poi si
pente e ora vuole pagare alle banche un tasso fisso del 6%, perché teme che il
tasso variabile andrà su a 7 o 8. Quindi Roma contatta le banche e gli dice che
pagherà un tasso fisso del 6%, ma poi fa una scommessa con le banche stesse,
gli dice: io ti pago il 6% fisso per tot anni, ma se il tasso variabile del
mercato supera il 6 e arriva al 7 o all'8, tu banca ci perdi l’1% o il 2%, e me
li paghi a ogni scadenza. Ovviamente il governo spera che il tasso variabile
vada su a 7 o magari anche 8, così Roma gli pagherà per tot
anni un tasso INFERIORE A QUELLO DEL MERCATO. E le banche scommettono che
invece il tasso variabile del mercato andrà sotto il 6%, a 4 o 3, così Roma gli
pagherà per tot anni un tasso SUPERIORE A QUELLO DEL MERCATO. Com’è finita?
Ovvio no? I tassi scesero e le banche vinsero. Ti metti con gli squali, e credi
di saperne più di loro? L’Italia perse montagne di miliardi in quella scommessa
speculativa. Poveri tutti noi.
Conclusione: questi sono solo
alcuni maggiori esempi di cosa significa essere speculatore e speculare, ma poi
ci sono anche i Futures di mille tipi, i Credit Default Obligations, Banner
Swaps, Over the Counter contracts, e altri amenicoli del genere. Ma per ora
basta.
“Il mondo finanziario è
molto più dannoso di quello che vale”.
venerdì 2 gennaio 2015
CORSO DI ITALIANO: NUOVE TARIFFE ANNO 2015
BUON ANNO A TUTTI !!
IL COSTO DI UN'ORA DI LEZIONE, QUEST'ANNO SARÀ DI 50 REAIS AD ALUNNO. CONTATTATEMI VIA E-MAIL (bonginibruno@yahoo.com.br) PER LA DISPONIBILITÀ E GLI ORARI.
GRAZIE A PRESTO.
BRUNO BONGINI
IL COSTO DI UN'ORA DI LEZIONE, QUEST'ANNO SARÀ DI 50 REAIS AD ALUNNO. CONTATTATEMI VIA E-MAIL (bonginibruno@yahoo.com.br) PER LA DISPONIBILITÀ E GLI ORARI.
GRAZIE A PRESTO.
BRUNO BONGINI
mercoledì 2 luglio 2014
CARLO COLLODI: PINOCCHIO E NON SOLO...
CHI NON CONOSCE PINOCCHIO? IL BURATTINO PIÙ FAMOSO AL MONDO, GIUSTAMENTE!! L'AUTORE. CARLO COLLODI, RACCHIUDE IN QUESTO ROMANZO SOLO APPARENTEMENTE PER BAMBINI, SENZA ESAGERARE, LA STORIA DELL'UOMO...
LA CREAZIONE, LA GRAZIA, LA PERDITA DELLA STESSA ECC. ECC.
IL CARDINAL BIFFI HA SCRITTO UN BELLISSIMO LIBRO SU QUESTO ANTICO ROMANZO CON TUTTE LE IMPLICAZIONI TEOLOGICHE (E NON SONO POCHE...) CHE IL LIBRO PROPONE. VALE LA PENA ALLORA RILEGGERLO, MAGARI CON PIÙ ATTENZIONE E GUSTARE ANCHE IL BELLISSIMO FILM CHE NE È STATO TRATTO. A TUTTI BUONA LETTURA E BUONA VISIONE.
Carlo Collodi
Carlo Lorenzini, più noto con lo pseudonimo di Collodi (dal nome del paese natale della madre), nasce a Firenze il 24 novembre 1826. La madre, Angelina Orzali, benché diplomata come maestra elementare, fa la cameriera per l'illustre casato toscano dei Garzoni Venturi - la cui tenuta a Collodi rimarrà uno dei ricordi più cari del piccolo Carlo - e in seguito presso la ricca famiglia Ginori di Firenze. Il padre Domenico Lorenzini, di più umili origini, debole di carattere e fragile di salute, lavora come cuoco per gli stessi marchesi Ginori.
Primogenito di una numerosa e sventurata famiglia (dei dieci figli, sei ne muoiono in tenera età), Carlo frequenta le elementari a Collodi, affidato ad una zia. Malgrado il carattere vivace, inquieto e propenso all'insubordinazione, viene avviato agli studi ecclesiastici presso il Seminario di Val d'Elsa e poi dai Padri Scolopi di Firenze.
Quando il fratello Paolo Lorenzini diventa dirigente nella Manifattura Ginori, la famiglia acquista finalmente un po' di serenità e di agiatezza, e Carlo può iniziare la carriera di impiegato e di giornalista.
Nel 1848, partecipa come volontario alla prima Guerra d'Indipendenza nelle file dei mazziniani. Nell'estate dello stesso anno fonda il quotidiano di satira politica "Il Lampione", ben presto soppresso dalla censura - in seguito alla restaurazione del '49 del Granduca Leopoldo - e riaperto undici anni dopo, per la tenacia del fondatore, in occasione del plebiscito sull'annessione al Piemonte. In quell'arco di tempo, il foglio satirico viene sostituito dal giornale di carattere strettamente teatrale "Scaramuccia".
Nel 1856 scrive il libro "Un romanzo in vapore", con accenti trasgressivi e pieni di humour, a cui fa seguito "Il viaggio per l'Italia di Giannettino".
Nel '59, spinto dagli ideali del patriottismo, partecipa alla seconda Guerra d'Indipendenza.
Collodi, scrittore dal carattere spiritoso, versatile, da taluni considerato molto pigro, collabora, fino al 1875, a numerosi giornali; scrive pure romanzi e drammi teatrali, nessuno dei quali però di particolare valore creativo.
Il primo testo dedicato all'infanzia è del 1876: "I racconti delle fate", splendide traduzioni di fiabe francesi commissionate dalla libreria editrice Paggi. Da allora, Collodi si cimenta nel genere della letteratura infantile, con la realizzazione di una serie di testi scolastici che lo rendono un benemerito dell'istruzione pubblica nell'Italia appena unita.
La vera notorietà di Collodi arriva, però, con la pubblicazione del romanzo "Le avventure di Pinocchio", storia del burattino più famoso del mondo. Pubblicato inizialmente a puntate, a partire dal 7 luglio 1881, sul "Giornale per i bambini" di Ferdinando Martini, con il titolo di "Storia di un burattino", esce integralmente nel 1883 con l'editore Felice Paggi di Firenze. L'opera è stata pubblicata in 187 edizioni e tradotta in 260 lingue o dialetti !!!
Prima di aver goduto del meritato successo, Carlo Collodi muore, improvvisamente, il 26 ottobre 1890 a Firenze.
Le sue carte, donate dalla famiglia, sono conservate nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.
Il cardinal Biffi nel suo libro "il mistero di Pinocchio" del 2003, rilegge questo libro con connotazioni teologiche sorprendenti. Non solo un libro per bambini, dunque...
LA CREAZIONE, LA GRAZIA, LA PERDITA DELLA STESSA ECC. ECC.
IL CARDINAL BIFFI HA SCRITTO UN BELLISSIMO LIBRO SU QUESTO ANTICO ROMANZO CON TUTTE LE IMPLICAZIONI TEOLOGICHE (E NON SONO POCHE...) CHE IL LIBRO PROPONE. VALE LA PENA ALLORA RILEGGERLO, MAGARI CON PIÙ ATTENZIONE E GUSTARE ANCHE IL BELLISSIMO FILM CHE NE È STATO TRATTO. A TUTTI BUONA LETTURA E BUONA VISIONE.
Carlo Collodi
Carlo Lorenzini, più noto con lo pseudonimo di Collodi (dal nome del paese natale della madre), nasce a Firenze il 24 novembre 1826. La madre, Angelina Orzali, benché diplomata come maestra elementare, fa la cameriera per l'illustre casato toscano dei Garzoni Venturi - la cui tenuta a Collodi rimarrà uno dei ricordi più cari del piccolo Carlo - e in seguito presso la ricca famiglia Ginori di Firenze. Il padre Domenico Lorenzini, di più umili origini, debole di carattere e fragile di salute, lavora come cuoco per gli stessi marchesi Ginori.
Primogenito di una numerosa e sventurata famiglia (dei dieci figli, sei ne muoiono in tenera età), Carlo frequenta le elementari a Collodi, affidato ad una zia. Malgrado il carattere vivace, inquieto e propenso all'insubordinazione, viene avviato agli studi ecclesiastici presso il Seminario di Val d'Elsa e poi dai Padri Scolopi di Firenze.
Quando il fratello Paolo Lorenzini diventa dirigente nella Manifattura Ginori, la famiglia acquista finalmente un po' di serenità e di agiatezza, e Carlo può iniziare la carriera di impiegato e di giornalista.
Nel 1848, partecipa come volontario alla prima Guerra d'Indipendenza nelle file dei mazziniani. Nell'estate dello stesso anno fonda il quotidiano di satira politica "Il Lampione", ben presto soppresso dalla censura - in seguito alla restaurazione del '49 del Granduca Leopoldo - e riaperto undici anni dopo, per la tenacia del fondatore, in occasione del plebiscito sull'annessione al Piemonte. In quell'arco di tempo, il foglio satirico viene sostituito dal giornale di carattere strettamente teatrale "Scaramuccia".
Nel 1856 scrive il libro "Un romanzo in vapore", con accenti trasgressivi e pieni di humour, a cui fa seguito "Il viaggio per l'Italia di Giannettino".
Nel '59, spinto dagli ideali del patriottismo, partecipa alla seconda Guerra d'Indipendenza.
Collodi, scrittore dal carattere spiritoso, versatile, da taluni considerato molto pigro, collabora, fino al 1875, a numerosi giornali; scrive pure romanzi e drammi teatrali, nessuno dei quali però di particolare valore creativo.
Il primo testo dedicato all'infanzia è del 1876: "I racconti delle fate", splendide traduzioni di fiabe francesi commissionate dalla libreria editrice Paggi. Da allora, Collodi si cimenta nel genere della letteratura infantile, con la realizzazione di una serie di testi scolastici che lo rendono un benemerito dell'istruzione pubblica nell'Italia appena unita.
La vera notorietà di Collodi arriva, però, con la pubblicazione del romanzo "Le avventure di Pinocchio", storia del burattino più famoso del mondo. Pubblicato inizialmente a puntate, a partire dal 7 luglio 1881, sul "Giornale per i bambini" di Ferdinando Martini, con il titolo di "Storia di un burattino", esce integralmente nel 1883 con l'editore Felice Paggi di Firenze. L'opera è stata pubblicata in 187 edizioni e tradotta in 260 lingue o dialetti !!!
Prima di aver goduto del meritato successo, Carlo Collodi muore, improvvisamente, il 26 ottobre 1890 a Firenze.
Le sue carte, donate dalla famiglia, sono conservate nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.
Il cardinal Biffi nel suo libro "il mistero di Pinocchio" del 2003, rilegge questo libro con connotazioni teologiche sorprendenti. Non solo un libro per bambini, dunque...
venerdì 27 giugno 2014
I COMICI ITALIANI: SECONDA PARTE, LETTERA A
DOPO AVER RIPERCORSO GLI INIZI DELLA COMICITÀ ITALIANA NELL'ARTICOLO PRECEDENTE, INIZIANDO DAI PRIMI ANNI DEL SECOLO SCORSO, PASSIAMO ALLA SECONDA E CERTAMENTE NON ULTIMA PARTE DEI COMICI ITALIANI.
DIFFICILE PARLARE DI OGNUNO DI LORO SINGOLARMENTE, CI VORREBBE UN'ENCICLOPEDIA, PERTANTO MI LIMITERÒ A SUDDIVIDERLI IN COMICI-ATTORI E DA CABARET, IN ORDINE ALFABETICO.
IL MIO CONSIGLIO È CERCARE VIDEO PER POTER GUSTARE LA VENA ILARE DI OGNUNO DI LORO, SCEGLIERE I PREFERITI (I GUSTI SONO SOGGETTIVI) E APPROFONDIRE L'ANALISI: VI GARANTISCO DECINE DI MINUTI DI RISATE... A LATO DI OGNI COMICO TROVERETE ANCHE LA MIA PREFERENZA CON UN VOTO.
BUON DIVERTIMENTO!
I COMICI ITALIANI
Anche se oggi in Italia, tutti potrebbero fare i comici, basta guardare la triste realtà nazionale e riderci sopra, vediamo però nel dettaglio chi sono i più acclamati.
Partiamo in rigoroso ordine alfabetico e una piccola descrizione personale:
A
Diego ABATANTUONO: milanese nato nel 1955, fa il suo esordio nel cinema italiano nel 1976, ma raggiunge la grande popolarità nel 1982 con "Eccezzziunale... veramente" film comico sui tifosi di calcio di Inter e Milan. Da lí in avanti comincia una carriera di attore, sceneggiatore, regista, cabarettista, presentatore, ospite fisso nei talk show. Continua presenza cine-televisiva degli ultimi 40 anni. (VOTO 7,5)
Antoni ALBANESE: nasce nel 1964 in Lombardia a Lecco, vicino a Milano. cabarettista, attore, doppiatore, regista e scrittore. Comicia in una radio locale, la sua attività professionistica comica, ma sale alla ribalta nei primi anni '90 come cabarettista. Si lancia poi come attore in alcuni film comici e scrive alcuni libri sulla stessa lunghezza d'onda. Famosi alcuni suoi personaggi sempre ripetuti nei suoi spettacoli. (VOTO 6,0)
ALDO, GIOVANNI E GIACOMO: probabilmente il trio comico più famoso attualmente e negli ultimi vent'anni. il trio si forma nel 1985 e da allora sono solo successi!! Teatro, TV e cinema, esaltano le loro caratteristiche davvero originali. Segnano sicuramente un'epoca. Mitici... (VOTO 9,0)
ALE E FRANZ: cominciano nel 1992. il duo comico si presenta con schemi poco originali, ma divertenti. Anche loro molto versatili, si occupano dapprima di cabaret, poi di televisione e infine passano al cinema. (VOTO 6,5)
Lello ARENA: nasce a Napoli nel 1953. Inizia negli anni settanta nel trio "La smorfia", con il grande Massimo Troisi, che l'accompagnerà quasi sempre anche al cinema. Giocando molto sul dialetto napoletano e la versatilità di questo popolo, Arena è sicuramente una buona spalla, ma non riesce a sostenere una comicità individuale. (VOTO 5)
QUI ALCUNI VIDEO :
http://www.youtube.com/watch?v=VvoleCpvFsk&list=PLB98BA90E48C1491D&feature=share&index=8
http://youtu.be/rUQzO414GUE
http://youtu.be/XMFyOEyMW-8
vi aspettiamo per la lettera B.... a presto.
DIFFICILE PARLARE DI OGNUNO DI LORO SINGOLARMENTE, CI VORREBBE UN'ENCICLOPEDIA, PERTANTO MI LIMITERÒ A SUDDIVIDERLI IN COMICI-ATTORI E DA CABARET, IN ORDINE ALFABETICO.
IL MIO CONSIGLIO È CERCARE VIDEO PER POTER GUSTARE LA VENA ILARE DI OGNUNO DI LORO, SCEGLIERE I PREFERITI (I GUSTI SONO SOGGETTIVI) E APPROFONDIRE L'ANALISI: VI GARANTISCO DECINE DI MINUTI DI RISATE... A LATO DI OGNI COMICO TROVERETE ANCHE LA MIA PREFERENZA CON UN VOTO.
BUON DIVERTIMENTO!
I COMICI ITALIANI
Anche se oggi in Italia, tutti potrebbero fare i comici, basta guardare la triste realtà nazionale e riderci sopra, vediamo però nel dettaglio chi sono i più acclamati.
Partiamo in rigoroso ordine alfabetico e una piccola descrizione personale:
A
Diego ABATANTUONO: milanese nato nel 1955, fa il suo esordio nel cinema italiano nel 1976, ma raggiunge la grande popolarità nel 1982 con "Eccezzziunale... veramente" film comico sui tifosi di calcio di Inter e Milan. Da lí in avanti comincia una carriera di attore, sceneggiatore, regista, cabarettista, presentatore, ospite fisso nei talk show. Continua presenza cine-televisiva degli ultimi 40 anni. (VOTO 7,5)
Antoni ALBANESE: nasce nel 1964 in Lombardia a Lecco, vicino a Milano. cabarettista, attore, doppiatore, regista e scrittore. Comicia in una radio locale, la sua attività professionistica comica, ma sale alla ribalta nei primi anni '90 come cabarettista. Si lancia poi come attore in alcuni film comici e scrive alcuni libri sulla stessa lunghezza d'onda. Famosi alcuni suoi personaggi sempre ripetuti nei suoi spettacoli. (VOTO 6,0)
ALDO, GIOVANNI E GIACOMO: probabilmente il trio comico più famoso attualmente e negli ultimi vent'anni. il trio si forma nel 1985 e da allora sono solo successi!! Teatro, TV e cinema, esaltano le loro caratteristiche davvero originali. Segnano sicuramente un'epoca. Mitici... (VOTO 9,0)
ALE E FRANZ: cominciano nel 1992. il duo comico si presenta con schemi poco originali, ma divertenti. Anche loro molto versatili, si occupano dapprima di cabaret, poi di televisione e infine passano al cinema. (VOTO 6,5)
Lello ARENA: nasce a Napoli nel 1953. Inizia negli anni settanta nel trio "La smorfia", con il grande Massimo Troisi, che l'accompagnerà quasi sempre anche al cinema. Giocando molto sul dialetto napoletano e la versatilità di questo popolo, Arena è sicuramente una buona spalla, ma non riesce a sostenere una comicità individuale. (VOTO 5)
QUI ALCUNI VIDEO :
http://www.youtube.com/watch?v=VvoleCpvFsk&list=PLB98BA90E48C1491D&feature=share&index=8
http://youtu.be/rUQzO414GUE
http://youtu.be/XMFyOEyMW-8
vi aspettiamo per la lettera B.... a presto.
domenica 22 giugno 2014
INTERVISTA A STEFANO BENNI, IL NUOVO RODARI....
SCRITTORE IRONICO E SATIRICO, COMPIE UN GRANDE SFORZO PER FAR RISALTARE I VIZI ITALIANI DA 50 ANNI A QUESTA PARTE...
DIVERTENTE E ISTRIONICO, I SUOI ROMANZI GODIBILISSIMI, HANNO AVUTO MOLTA FORTUNA E SONO STATI TRADOTTI IN MOLTE LINGUE ALL'ESTERO.
PER UNA LETTURA DIVERTENTE, MA NON VUOTA, VI CONSIGLIO VIVAMENTE, STEFANO BENNI.
DIVERTENTE E ISTRIONICO, I SUOI ROMANZI GODIBILISSIMI, HANNO AVUTO MOLTA FORTUNA E SONO STATI TRADOTTI IN MOLTE LINGUE ALL'ESTERO.
PER UNA LETTURA DIVERTENTE, MA NON VUOTA, VI CONSIGLIO VIVAMENTE, STEFANO BENNI.
- «Il numero che anni fa mi diede una certa notorietà era questo: facevo sparire una grossa oca. La mettevo sotto un telo scuro e lei spariva. Nessuno capiva come facessi. Vi dirò la verità: neanche io. Era l'oca che era brava.»
Genio della satira
italiana, Stefano Benni è conosciuto dai lettori più informati per i brillanti
e sapidi articoli che nell'arco della sua ormai lunga carriera sono
periodicamente apparsi su vari quotidiani e periodici italiani. Da
"Panorama" a "la Repubblica", da "il manifesto" a
"MicroMega", passando dall'indimenticabile "Cuore", la sua
produzione rappresenta un impietoso ritratto dei vizi e dei difetti dell'Italia
degli ultimi decenni, con i suoi aspetti grotteschi e surreali, tali da
superare talvolta le stesse capacità della satira.
Con il suo sguardo Benni
è riuscito a farci ridere delle pochezze tipiche della politica più meschina e
abborracciata, così come degli episodi più eclatanti che ci assediano dalle
pagine dei giornali. Benni però è anche uno scrittore coi fiocchi, una penna
dall'abilità sconcertante. A riprova di questa affermazione basterebbe leggere
i racconti contenuti ne "Il bar sotto il mare", uno dei suoi tanti
libri. Vi si trovano parodie di vari stili di scrittura e, se il primo racconto
raggiunge il sublime nella parafrasi del minimalismo alla McInerney.
Personaggio assai schivo
e riservato Stefano Benni si concede pochissimo ai media così come rarissime
sono le sue interviste, per non parlare delle apparizioni televisive.
Nato il 12 agosto 1947 ha
iniziato a pubblicare alcune delle migliori opere della narrativa italiana
negli anni '80 e '90.
Dopo
la raccolta di poesie satiriche "Prima o poi l'amore arriva" (1981),
è la volta del romanzo satirico-fantascientifico "Terra!" (1983) che
lo pone all'immediata attenzione della critica europea. Dopo la parentesi de
"I meravigliosi animali di Stranalandia" (1984) con i disegni di
Pirro Cuniberti che lo avvicinano alla linea fantastica-ironica di Gianni
Rodari tenta il romanzo più impegnato con "Comici spaventati
guerrieri" (1986), una critica neanche tanto velata della condizione
urbana: verrà realizzato un film che sviluppa alcune delle idee implicite nel
romanzo stesso.
I lavori seguenti sono
una continua crescita con la composizione di opere di carattere fantastico
fortemente legate alla situazione politica e sociale contemporanea. Altri suoi
libri sono: "L'avventura", "Baol", Una tranquilla notte di
regime", "La compagnia dei celestini", "Spiriti",
"Saltatempo" (Premio Bancarella 2001), le raccolte di racconti (oltre
al già citato "Il bar sotto il mare"), "L'ultima lacrima",
"Bar sport", "Bar sport duemila" e le raccolte di brani
teatrali "Teatro" e "Teatro2".
Ha
diretto la collana "Ossigeno"; ha curato la regia e la sceneggiatura
del film "Musica per vecchi animali" (1989) e ha allestito col
musicista Paolo Damiani lo spettacolo di poesia e jazz, "Sconcerto"
(1998).
È ideatore della
"Pluriversità dell'Immaginazione" e dal 1999 cura la consulenza
artistica del festival internazionale del jazz "Rumori mediterranei"
che si svolge ogni anno a Roccella Jonica. (Fonte internet)
mercoledì 18 giugno 2014
GIANNI RODARI: LA PEDAGOGIA E LA DIDATTICA
EBBENE SÌ !! ANCHE PER ME GIANNI RODARI È STATO UN MAESTRO DI SCUOLA. DA BAMBINO LEGGEVO I SUOI RACCONTI, LE SUE FAVOLE. MI PIACEVANO PERCHÉ ERANO BREVI E DIVERTENTI. PIÙ TARDI HO COLTO LA BRAVURA, LA GENIALITÀ CHE IL GRANDE RODARI USAVA PER RAPPORTARSI CON I BAMBINI. CAPÌ COME POCHI ALTRI L'UNIVERSO INFANTILE E EDUCÒ GENERAZIONI E GENERAZIONI DI ALLIEVI. OGGI PURTROPPO È UN PO' DIMENTICATO DALLA NOSTRA SCUOLA ABBASTANZA "DISTRATTA", QUANDO SI PARLA DI EDUCAZIONE E LINGUAGGIO. PER FORTUNA IL SUO ITALIANO PERFETTO ACCOMPAGNA ANCORA QUALCUNO SULLA VIA DELLE LETTERE, TENENDOLO PER MANO COME UN GRANDE PEDAGOGO LETTERARIO. GRAZIE GIANNI...
Totò domanda alla mamma: — Chi sono io?
— Tu — risponde la mamma — sei mio figlio.
— E poi?
— E poi sei un bambino.
Figlio e bambino, pensa Totò e poi, seguitando, domanda ad altri e scopre di essere anche fratello, cugino, nipote, scolaro, pedone, ciclista... una scoperta dietro l'altra, senza fine.
Non c'è limite alla realtà, come non c'è limite all'esercizio della fantasia.
Gianni Rodari
GIANNI RODARI: IL MAESTRO
Tra i migliori scrittori
per ragazzi del XX secolo, Gianni Rodari nasce il 23 ottobre 1920 a Omegna sul
Lago d'Orta, il luogo in cui si erano trasferiti per lavoro i genitori
originari della Val Cuvia nel Varesotto.
Il piccolo Rodari
frequenta le scuole elementari fino alla quarta nel paese natìo. A soli dieci
anni, in seguito alla prematura scomparsa del padre, fornaio nella via centrale
del paese, tutta la famiglia è nuovamente costretta a trasferirsi, questa volta
a Gavirate, paese natale della madre; qui Gianni ha modo di completare gli
studi per la licenza elementare.
La povera donna rimasta
priva del compagno può fortunatamente contare sull'aiuto di Gianni e dei suoi
due fratelli Cesare e Mario: questi sono decisamente più vivaci di Gianni che
viceversa è un bambino sensibile e piuttosto solitario, poco incline a
stringere amicizia con i suoi coetanei.
Tale è l'interiorità di
Rodari e la sua intensa spiritualità, così diverso gli pare di essere rispetto
ai ragazzi che lo circondano, che il 5 agosto 1931 fa richiesta di entrare in
seminario per frequentare il ginnasio. Si distingue subito per le ottime
capacità diventando ben presto il primo della classe. Risultati confermati
anche in seguito fino all'inizio della terza quando nell'ottobre 1933 si ritira
dal liceo.
Conclude l'anno
scolastico a Varese ma, stranamente, non prosegue gli studi liceali bensì
sceglie di trasferirsi alle scuole magistrali. Un segno premonitore
dell'eccezionale spirito pedagogico e dell'enorme amore per i bambini che già
da allora questo timido intellettuale nutriva.
Inoltre, già a partire
dal 1935, Rodari militava nell'Azione Cattolica arrivando per un certo periodo
a ricoprire l'incarico di presidente di zona.
Nel 1936 pubblica otto
racconti sul settimanale cattolico "L'azione giovanile" e inizia una
collaborazione con "Luce" diretto da Monsignor Sonzini. Nel 1937
inizia un periodo di profondi cambiamenti interiori. Lascia la presidenza dei
giovani gaviratesi dell'Azione cattolica, uno strappo destinato a non ricucirsi
mai più.
Intanto persegue
tenacemente la sua strada e dietro al ragazzino timido che non socializzava con
nessuno si scopre un uomo forte capace di grandi iniziative. Diventa dapprima
istitutore presso una famiglia ebrea di Sesto Calende poi si iscrive
all'Università Cattolica, senza però arrivare alla laurea. In seguito viene
assunto come maestro elementare in diversi paesi del Varesotto. Ironia della
storia: Gianni Rodari viene valutato "insufficiente" come insegnante
perché si rifiuta di assumere un incarico nel partito fascista.
Nel
marzo 1947 viene chiamato al quotidiano "L'Unità" di Milano come
inviato speciale. Sul giornale pubblica
le prime filastrocche per bambini.
Nel 1950 a Roma dirige
"Il Pioniere", cui dà un significativo contributo come scrittore e
come organizzatore di un progetto educativo.
Sposato con Maria Teresa
Ferretti dalla cui unione nasce la figlia Paola, passa alla direzione di
"Avanguardia", settimanale della FGCI. Nel 1956 rientra a
"L'Unità" di Roma come capocronista, mentre nel 1958 è a "Paese
sera" in qualità di inviato speciale, commentatore e corsivista, incarico
che manterrà fino alla sua scomparsa.
Gli anni della scrittura
per l'infanzia e della notorietà sono comunque quelli dal 1960 in poi.
Incomincia a pubblicare per una prestigiosa casa editrice come Einaudi e la sua
fama si diffonde in tutta Italia. Il primo libro che esce con la nuova casa
editrice è "Filastrocca in cielo ed in terra" nel 1959. Solo nel
1962-1963 raggiunge una certa tranquillità economica grazie alla collaborazione
a "La via migliore" e all'enciclopedia per ragazzi "I
quindici".
Vince
nel 1970 il Premio ANDERSEN, prestigioso riconoscimento alla sua opera di
scrittore per l'infanzia.
Gianni Rodari muore a Roma il 14 aprile 1980 per collasso cardiocircolatorio, a seguito di un banale intervento operatorio per liberare una vena occlusa nella gamba sinistra.
Moltissimi i suoi libri; tra i più belli e affascinanti, ricordiamo: "La grammatica della fantasia"; "Favole al telefono"; "Novelle fatte a macchina"; "Filastrocche in cielo e in terra"; "I viaggi di Giovannino Perdigiorno"; "Il pianeta degli alberi di Natale". (FONTE INTERNET)
Chi sono IO?
Gianni Rodari muore a Roma il 14 aprile 1980 per collasso cardiocircolatorio, a seguito di un banale intervento operatorio per liberare una vena occlusa nella gamba sinistra.
Moltissimi i suoi libri; tra i più belli e affascinanti, ricordiamo: "La grammatica della fantasia"; "Favole al telefono"; "Novelle fatte a macchina"; "Filastrocche in cielo e in terra"; "I viaggi di Giovannino Perdigiorno"; "Il pianeta degli alberi di Natale". (FONTE INTERNET)
Chi sono IO?
— Tu — risponde la mamma — sei mio figlio.
— E poi?
— E poi sei un bambino.
Figlio e bambino, pensa Totò e poi, seguitando, domanda ad altri e scopre di essere anche fratello, cugino, nipote, scolaro, pedone, ciclista... una scoperta dietro l'altra, senza fine.
Non c'è limite alla realtà, come non c'è limite all'esercizio della fantasia.
Gianni Rodari
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