sabato 31 agosto 2013

Rita Levi Montalcini: Nobel nel 1986 per la medicina

LA MAGGIOR PARTE DEI MIEI ALUNNI SONO SEMPRE STATI I MEDICI; PER QUESTO ALCUNI DI LORO POTRANNO ESSERE MAGGIORMENTE INTERESSATI A QUESTO ARTICOLO, O ALMENO LO SPERO (NON È VERO IVANILSON, JULIANA, MARCELO, AUGUSTO...?).

TORINO ANNOVERA TRA LE SUE FILA, ANCORA  UN PREMIO NOBEL, CON RITA LEVI MONTALCINI, SCIENZIATA DI PRIMO PIANO NEL SECOLO SCORSO, IN AMBITO MEDICO-NEUROLOGICO. FONDATRICE NEL '92 DELLA FONDAZIONE MONTALCINI PER LA FORMAZIONE DI GIOVANI CON UNA SPECIALE ATTENZIONE ALLE RAGAZZE AFRICANE (http://www.ritalevimontalcini.org/).

SCOPRIAMO ADESSO E INSIEME, CHI ERA.





"Ho un'intelligenza mediocre: il mio merito è l'impegno..."
 Rita. L. Montalcini









Qui un'intervista alla Montalcini del 1981:





Rita Levi Montalcini nasce il 22 aprile del 1909 a Torino. Entrata alla scuola medica di Levi all'età di vent'anni, si laurea nel 1936. Fermamente intenzionata a proseguire la sua carriera accademica come assistente e ricercatrice in neurobiologia e psichiatria, è costretta, a causa delle leggi razziali emanate dal regime fascista nel 1938, ad emigrare in Belgio insieme a Giuseppe Levi.
La passione per la sua materia comunque la sospinge e le dona la forza per andare avanti tanto che continua le sue ricerche in un laboratorio casalingo.
Sono anni assai travagliati per il mondo e per l'Europa. Infuria la seconda guerra mondiale ed è assai difficile trovare luoghi dove poter stare tranquilli, figuriamoci intraprendere delle ricerche. Nel suo girovagare, nel '43 approda a Firenze, dove vivrà in clandestinità per qualche anno, prestando fra l'altro la sua collaborazione come medico volontario fra gli Alleati. Finalmente, nel '45 la guerra finisce, lasciandosi alle spalle milioni di morti e devastazioni inimmaginabili in tutti i Paesi.
Dopo così lungo peregrinare senza un porto sicuro in cui rifugiarsi, Rita torna nella sua città natale (giusto poco prima dell'invasione tedesca del Belgio, riprendendo con più serenità le sue importanti ricerche insieme a Levi, sempre attraverso un laboratorio domestico. Poco dopo riceve un'offerta difficilmente rifiutabile dal Dipartimento di Zoologia della Washington University (St. Louis, Missouri). Accetta, dopo essersi però ben assicurata che potrà proseguire le stesse ricerche che aveva cominciato a Torino. La giovane Rita ancora non sa che l'America diventerà una sorta di sua seconda patria, vivendoci con incarichi prestigiosi per oltre trent'anni (diventerà professore di Neurobiologia), e precisamente fino al 1977.
Ma vediamo nel dettaglio quali sono state le tappe di questa straordinaria ricerca che ha portato a risultati altrettanto straordinari. I suoi primi studi (risaliamo agli anni 1938-1944) sono dedicati ai meccanismi di formazione del sistema nervoso dei vertebrati. Nel 1951-1952 scopre il fattore di crescita nervoso noto come NGF, che gioca un ruolo essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose sensoriali e simpatiche. Per circa un trentennio prosegue le ricerche su questa molecola proteica e sul suo meccanismo d'azione, per le quali nel 1986 le viene conferito il Premio Nobel  per la Medicina (con Stanley Cohen). Nella motivazione del Premio si legge: "La scoperta del NGF all'inizio degli anni '50 è un esempio affascinante di come un osservatore acuto possa estrarre ipotesi valide da un apparente caos. In precedenza i neurobiologi non avevano idea di quali processi intervenissero nella corretta innervazione degli organi e tessuti dell'organismo".
Dal 1961 al 1969 dirige il Centro di Ricerche di Neurobiologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Roma) in collaborazione con l'Istituto di Biologia della Washington University, e dal 1969 al 1979 il Laboratorio di Biologia cellulare. Dopo essersi ritirata da questo incarico "per raggiunti limiti d'età" continua le sue ricerche come ricercatore e guest professor dal 1979 al 1989, e dal 1989 al 1995 lavora presso l'Istituto di Neurobiologia del CNR con la qualifica di Superesperto. Le sue indagini si concentrano sullo spettro di azione del NGF, utilizzando tecniche sempre più sofisticate. Studi recenti hanno infatti dimostrato che esso ha un'attività ben più ampia di quanto si pensasse: non si limita ai neuroni sensori e simpatici, ma si estende anche alle cellule del sistema nervoso centrale, del sistema immunitario ematopoietico e alle cellule coinvolte nelle funzioni neuroendocrine.
Dal 1993 al 1998 presiede l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana. È membro delle più prestigiose accademie scientifiche internazionali, quali l'Accademia Nazionale dei Lincei, l'Accademia Pontificia, l'Accademia delle Scienze detta dei XL, la National Academy of Sciences statunitense e la Royal Society.
È inoltre da sempre molto attiva in campagne di interesse sociale, per esempio contro le mine anti-uomo o per la responsabilità degli scienziati nei confronti della società. Nel 1992 istituisce, assieme alla sorella gemella Paola, la Fondazione Levi Montalcini, in memoria del padre, rivolta alla formazione e all'educazione dei giovani, nonché al conferimento di borse di studio a giovani studentesse africane a livello universitario. L'obiettivo è quello di creare una classe di giovani donne che svolgano un ruolo di leadership nella vita scientifica e sociale del loro paese.
In data 22 gennaio 2008 l'Università di Milano Bicocca le ha assegnato la laurea honoris causa in biotecnologie industriali.
Rita Levi Montalcini muore alla straordinaria età di 103 anni il 30 dicembre 2012 a Roma.

(tratto da Biografia.it)

martedì 27 agosto 2013

LA LEGGE SULLA PRIVACY

MOLTI STRANIERI NON SANNO CHE IN ITALIA ESISTE, DA DIECI ANNI (IN REALTÀ LA PRIMA LEGGE È DEL 1996), UNA LEGGE SUL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI, CIOÈ UNA TUTELA DEI PROPRI DATI ANAGRAFICI, CHE NESSUNO PUÒ PERMETTERSI DI DIVULGARE E FAR CONOSCERE A TERZI, SENZA IL CONSENSO SCRITTO E FIRMATO DELLA PERSONA.
È LA FAMOSA LEGGE SULLA PRIVACY. VEDIAMO MEGLIO DI COSA SI TRATTA...





Cos’è la privacy?

In Italia il "diritto alla protezione dei dati personali" è garantito dal primo articolo del "Codice in materia di protezione dei dati personali" (anche noto come decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 o Testo Unico sulla privacy) che recita: " Chiunque ha diritto alla protezione dei dati personali che lo riguardano". Tale protezione consiste, oltre che alla garanzia dell'adozione di appropriate misure di sicurezza quando si trattano i dati personali, anche nel diritto alla “riservatezza”. Il diritto alla riservatezza (privacy in inglese) ha tale importanza nella norma italiana che essa viene di fatto denominata “legge sulla privacy”. Va chiarito che spirito della legge non è di impedire il trattamento dei dati ma di evitare che questo avvenga contro la volontà dell'avente diritto, ovvero secondo modalità pregiudizievoli. Il Codice, in pratica, definisce la modalità di raccolta dei dati, gli obblighi di chi raccoglie, detiene o tratta dati personali e le responsabilità e sanzioni in caso di danni. Last but not least, il Codice definisce in maniera chiara ed inequivocabile diritti degli interessati, cioè di coloro a cui si riferiscono i dati.

Per le aziende quali sono le norme più importanti per la privacy?

Le normativa italiana è disponibile sul sito del "Garante per la protezione dei dati personali". Le norme più importanti sono:

"Codice in materia di protezione dei dati personali"
Allegato B. Disciplinare tecnico in materia di misure minime di sicurezza
Allegato A.5. Codice di deontologia e di buona condotta per i sistemi informativi gestiti da soggetti privati in tema di crediti al consumo, affidabilità e puntualità nei pagamenti
tra i provvedimenti del Garante vanno segnalati:

Sicurezza dei dati di traffico telefonico e telematico, 17 gennaio 2008
Banche: la ''Guida'' del Garante privacy per l'uso dei dati dei clienti, 28 novembre 2007
"Misure e accorgimenti a garanzia degli interessati in tema di conservazione di dati di traffico telefonico e telematico per finalità di accertamento e repressione dei reati", 25 settembre 2007
Privacy e pubblico impiego: le linee guida del Garante, 10 luglio 2007
Chiarimenti sullo spamming anche via fax, newsletter 294 del 30 agosto 2007
"Guida pratica e misure di semplificazione per le piccole e medie imprese", 22 giugno 2007, (html e pdf, 649 K)
"Linee guida del Garante per posta elettronica e internet" , 5 marzo 2007
Lavoro: le linee guida del Garante per posta elettronica e internet, 5 marzo 2007
Maggiori garanzie sul posto di lavoro: le linee guida del Garante privacy, 13 dicembre 2006
Cos’è il "Garante per la protezione dei dati personali"?

Il Garante per la protezione dei dati personali  è organo collegiale costituito da quattro membri, eletti due dalla Camera dei deputati e due dal Senato della Repubblica con voto limitato. Essi eleggono nel loro ambito un presidente, il cui voto prevale in caso di parità. I membri sono scelti tra persone che assicurino indipendenza e che siano esperti di riconosciuta competenza delle materie del diritto o dell’informatica, garantendo la presenza di entrambe le qualificazioni.

Compiti del Garante

controllo della conformità dei trattamenti di dati personali a leggi e regolamenti e la segnalazione ai titolari o ai responsabili dei trattamenti delle modifiche da adottare per conseguire tale conformità;
esame delle segnalazioni, dei ricorsi e dei reclami degli interessati;
adozione dei provvedimenti previsti dalla normativa in materia tra cui, in particolare, le autorizzazioni generali per il trattamento dei dati sensibili;
promozione, nell’ambito delle categorie interessate, della sottoscrizione dei codici di deontologia e di buona condotta;
divieto, in tutto od in parte, ovvero il blocco del trattamento di dati personali quando per la loro natura, oppure per le modalità o gli effetti di tale trattamento, vi sia il rischio concreto di un rilevante pregiudizio per l’interessato;
segnalazione al Governo dei provvedimenti normativi di settore, la cui adozione si manifesti opportuna, e la formulazione dei pareri richiesti dal Presidente del Consiglio o da ciascun ministro in ordine ai regolamenti ed agli atti amministrativi inerenti alla materia della protezione dei dati personali;
predisposizione di una relazione annuale sull’attività svolta e sullo stato di attuazione della legge e la sua trasmissione al Parlamento e al Governo;
partecipazione alle attività comunitarie ed internazionali di settore, quale componente delle autorità comuni di controllo previste da convenzioni internazionali (Europol, Schengen, Sistema informativo doganale);
controllo, anche a richiesta degli interessati, sui trattamenti dei dati personali effettuati da forze di polizia e dai servizi di informazione e di sicurezza;
l’indicazione degli accorgimenti da adottare nell’uso dei dati "semi-sensibili" (cd. prior checking, introdotto dal d.lg. n. 467/2001).
Cosa sono i dati personali?

L’articolo 4, punto b) del Codice recita: "dato personale è qualunque informazione relativa a persona fisica, persona giuridica, ente od associazione, identificati o identificabili, anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione, ivi compreso un numero di identificazione personale". In pratica qualsiasi informazione (che non sia pubblica o anonima) è un dato personale.

Cosa sono i dati particolari, sensibili e giudiziari?

I dati particolari sono il sottoinsieme dei dati personali formati da dati sensibili e dati giudiziari.
I "dati sensibili" sono i dati personali idonei a rivelare l'origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l'adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, nonché i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale.
I "dati giudiziari" sono i dati personali relativi al casellario giudiziale, alle sanzioni amministrative dipendenti da reato e dei relativi carichi pendenti, o che rivelano la qualità di imputato o di indagato.

Cosa prevede, in sintesi, la legge sulla Privacy per le aziende che trattano i dati?

Il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato una breve sintesi  dei contenuti del "Codice in materia di protezione dei dati personali".
In pratica chiunque tratti dati personali (azienda, professionista, privato) di terzi deve adottare una serie di misure volte a garantire i diritti di tali terzi (sicurezza e riservatezza dei propri dati personali). Le principali tra queste misure ci sono: informativa, consenso, notificazione, adozione di misure di sicurezza, riscontro del diritto di accesso.

Informativa

L’articolo 13 del Codice richiede di informare l'interessato (persona fisica o giuridica) di cui si trattano i dati in relazione alle finalità e modalità dei trattamenti, ai diritti di cui si gode in relazione a tali trattamenti, all’identità dell’ente (il titolare) che tratta i dati. L’informativa è obbligatoria per qualsiasi trattamento di dati personali ma può essere fornita in varie modalità (per iscritto, per telefono, oralmente).

Consenso

L’articolo 23 del Codice prevede che il trattamento di dati personali da parte di privati o di enti pubblici economici è ammesso solo con il consenso espresso dell'interessato. Tuttavia il consenso è manifestato in forma scritta solo quando il trattamento riguarda dati sensibili.

Notificazione

La notificazione è l’atto con cui l’impresa, il professionista o la pubblica amministrazione segnala all’Autorità i trattamenti di dati che intende effettuare. La notifica dovrà essere effettuata solo in particolari casi di trattamento di dati sensibili (specie se sanitari) con determinate modalità d’uso, ma anche per trattamenti particolarmente a rischio, effettuati con strumenti elettronici, nel campo della profilazione dei consumatori, oppure in relazione a procedure di selezione del personale e ricerche di marketing, nonché in ipotesi di utilizzo di informazioni commerciali e relative alla solvibilità.

Misure di sicurezza

Articolo 31: misure di sicurezza

I dati personali oggetto di trattamento sono custoditi e controllati, anche in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico, alla natura dei dati e alle specifiche caratteristiche del trattamento, in modo da ridurre al minimo, mediante l'adozione di idonee e preventive misure di sicurezza, i rischi di distruzione o perdita, anche accidentale, dei dati stessi, di accesso non autorizzato o di trattamento non consentito o non conforme alle finalità della raccolta.

Articolo 34: misure minime di sicurezza in caso di trattamenti con strumenti elettronici

autenticazione informatica;
adozione di procedure di gestione delle credenziali di autenticazione;
utilizzazione di un sistema di autorizzazione;
aggiornamento periodico dell'individuazione dell'ambito del trattamento consentito ai singoli incaricati e addetti alla gestione o alla manutenzione degli strumenti elettronici;
protezione degli strumenti elettronici e dei dati rispetto a trattamenti illeciti di dati, ad accessi non consentiti e a determinati programmi informatici;
adozione di procedure per la custodia di copie di sicurezza, il ripristino della disponibilità dei dati e dei sistemi;
tenuta di un aggiornato documento programmatico sulla sicurezza;
adozione di tecniche di cifratura o di codici identificativi per determinati trattamenti di dati idonei a rivelare lo stato di salute o la vita sessuale effettuati da organismi sanitari.
Articolo 35: misure minime di sicurezza in caso di trattamenti senza l'ausilio di strumenti elettronici;  
aggiornamento periodico dell'individuazione dell'ambito del trattamento consentito ai singoli incaricati o alle unità organizzative;
previsione di procedure per un'idonea custodia di atti e documenti affidati agli incaricati per lo svolgimento dei relativi compiti;
previsione di procedure per la conservazione di determinati atti in archivi ad accesso selezionato e disciplina delle modalità di accesso finalizzata all'identificazione degli incaricati.

mercoledì 21 agosto 2013

BOLOGNA: L'UNIVERSITÀ PIÙ ANTICA DEL MONDO


L'Alma Mater Studiorum - Università di Bologna (UNIBO) (già Università degli Studi di Bologna) è la più antica università del mondo occidentale.
Nonostante i primi veri statuti universitari risalgano al 1317, una fiorente scuola giuridica esisteva già dall'XI secolo: gli storici infatti sono concordi nel ritenere che l'anno della fondazione sia il 1088, data fissata, in occasione dell'ottavo centenario, da una commissione presieduta da Giosuè Carducci; il fondatore è considerato universalmente Irnerio, morto nel 1125.


VIDEO :  http://youtu.be/aPaWHNhb8W0


L'origine dell'Università di Bologna è attribuita all'anno 1088, data convenzionale fissata da un comitato di storici guidato da Giosuè Carducci.

L'Istituzione che noi oggi chiamiamo Università inizia a configurarsi a Bologna alla fine del secolo XI quando maestri di grammatica, di retorica e di logica iniziano ad applicarsi al diritto.
I primi studiosi di cui si ha documentazione sono Pepone e Irnerio, quest'ultimo definito dai posteri "lucerna iuris". Con la consulenza di quattro doctores ritenuti suoi allievi, Federico I promulga nel 1158 la Costitutio Habita con cui l'Università diventa, per legge, un luogo in cui la ricerca si sviluppa indipendentemente da ogni altro potere.

Dal XIV secolo alle scuole dei giuristi si affiancano quelle dei cosiddetti "artisti", studiosi di medicina, filosofia, aritmetica, astronomia, logica, retorica e grammatica. Dal 1364, viene istituito anche l'insegnamento di teologia.
A Bologna trascorrono periodi di studio Dante Alighieri, Francesco Petrarca, Guido Guinizelli, Cino da Pistoia, Cecco d'Ascoli, Re Enzo, Salimbene da Parma e Coluccio Salutati.

Nel XV secolo si costituiscono insegnamenti di greco e di ebraico, e nel XVI secolo quelli di "magia naturale", cioè la scienza sperimentale. Il filosofo Pietro Pomponazzi sostiene lo studio delle leggi naturali malgrado le posizioni tradizionaliste della teologia e della filosofia. Una figura rappresentativa di questo periodo è Ulisse Aldrovandi che estende il suo contributo alla farmacopea, allo studio degli animali, dei fossili e di varie meraviglie di natura che raccolse e classificò.
Nel XVI secolo Gaspare Tagliacozzi compie i primi studi di chirurgia plastica. Il periodo aureo della medicina bolognese coincide con l'insegnamento di Marcello Malpighi nel XVII secolo, che ricorre al microscopio per le ricerche anatomiche.
La fama dell'Università di Bologna si propaga, già dal Medioevo, in tutta Europa e diviene meta di ospiti illustri come Thomas Becket, Paracelso, Raimundo de Pegñafort, Albrecht Dürer, san Carlo Borromeo, Torquato Tasso e Carlo Goldoni.
Studiano a Bologna anche Pico della Mirandola e Leon Battista Alberti applicandosi al diritto canonico. Nicolò Copernico vi studia invece diritto pontificio iniziando nel contempo le proprie osservazioni astronomiche.
Con la Rivoluzione Industriale, nel XVIII secolo, l'Università promuove lo sviluppo scientifico e tecnologico. A questo periodo risalgono gli studi Luigi Galvani che, con Alessandro Volta, Benjamin Franklin e Henry Cavendish, è uno dei fondatori dell'elettrotecnica moderna.

Il periodo successivo alla nascita dello stato unitario italiano è per l'Università di Bologna un'epoca di grande rilancio in cui spiccano le figure di Giovanni Capellini, Giosuè Carducci, Giovanni Pascoli, Augusto Righi, Federigo Enriques, Giacomo Ciamician, Augusto Murri.
Nel 1888 si celebra l'ottavo centenario dello Studium, evento grandioso che riunisce a Bologna tutte le università del mondo per onorare la Madre delle Università. La cerimonia diviene una festa internazionale degli studi poiché le università riconoscono a Bologna le loro radici, gli elementi di continuità e i comuni ideali di progresso nella tolleranza.
L'Università continuerà a mantenere questa posizione di centralità sulla scena della cultura mondiale fino al periodo tra le due guerre, quando altre realtà iniziano a prendere il sopravvento nel campo della ricerca e della formazione. Essa è dunque chiamata a rapportarsi con le Istituzioni dei Paesi più avanzati intraprendendo un percorso di aggiornamento e crescita. Tra le sfide raccolte con successo, l'Università si impegna in quel confronto con la nuova dimensione europea che condurrà all'innovazione del sistema universitario.
Testo tratto dal sito dell'Università di Bologna


L'Università oggi

Il 18 settembre 1988 in Piazza Maggiore, a Bologna, i rettori di 430 università di tutti i continenti hanno sottoscritto la Magna Charta Universitatum Europaeum in occasione del novecentesimo anniversario dell'università di Bologna, riconosciuta formalmente come l'Alma Mater di tutte le università. La Magna Charta, successivamente sottoscritta da altri 400 rettori, riafferma l'autonomia dell'università, il legame inscindibile tra attività didattica e di ricerca rifiutando i limiti imposti da "ogni frontiera geografica o politica".
Dal 1989 l'Alma Mater, fino ad allora circoscritta all'interno del territorio bolognese, ha dato il via a un progetto di decentramento in Romagna che è anche il più importante mai sviluppato da un'università italiana. Nel 2000 l'Università riconosce particolari forme di autonomia alle sedi romagnole e si costituiscono i poli scientifico didattici di Cesena, Forlì, Ravenna e Rimini.
Nel 1998 l'Università ha inoltre inaugurato una propria sede a Buenos Aires.
Attualmente hanno scelto l'Università di Bologna oltre 83.000 studenti, facendo di questo Ateneo uno dei più  frequentati in Italia.



venerdì 16 agosto 2013

IL VOLONTARIATO IN ITALIA: LA COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII

OGGI, L'TALIA È UN PAESE CON TANTI DIFETTI E MOLTI PROBLEMI, MA DOBBIAMO RICONOSCERE CHE È ANCHE ARTE, STORIA, LETTERATURA, MUSICA E TANTO, DAVVERO TANTO, VOLONTARIATO.
ESISTONO PARECCHIE ASSOCIAZIONI LAICHE E RELIGIOSE (SONO PIÙ DI 32 MILA !!!) CHE SI OCCUPANO DI PROBLEMATICHE CHE LO STATO NON PUÒ/VUOLE AFFRONTARE.
UNA DI QUESTE È LA "COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII" DI CUI ABBIAMO FATTO PARTE PER UN PERIODO, NEL 1999, QUANDO ERAVAMO ANCORA IN ITALIA E PRECISAMENTE IN TOSCANA. UN'ESPERIENZA FORTISSIMA, CON PERSONE VERAMENTE ECCEZIONALI.


La Comunità

La storia, le attività, la vocazione specifica, le persone, il cammino della comunità fondata da Don Oreste Benzi.

L'Associazione "Comunità Papa Giovanni XXIII" opera concretamente e con continuità dal 1973, anno in cui ha aperto la prima casa famiglia, nel vasto ambiente dell'emarginazione e della povertà. Attualmente la Comunità è diffusa in oltre 20 paesi del mondo in tutti i continenti: oltre che in Italia, è presente in Albania, Argentina, Australia, Bangladesh, Bolivia, Brasile, Cile, Cina, Colombia, Croazia, Francia, Georgia, Kenya, India, Israele/Palestina, Moldavia, Olanda, Repubblica di San Marino, Romania, Russia, Spagna, Sri Lanka, Tanzania, Venezuela, Zambia. Ogni giorno siedono alla tavola della Comunità più di 41.000 persone, mentre i membri effettivi dell'Associazione sono circa 1.850. Per svolgere questo impegno sono state create promosse e sostenute ben 26 entità giuridiche diverse in tutto il mondo. Qui il sito ufficiale: http://www.apg23.org/

Ecco un'intervista al successore di Oreste Benzi, Paolo Ramonda, che presenta il nucleo della Comunità: LA CASA FAMIGLIA.  http://www.scatechismo.tv/sca/GuardaScatechismo/09


LA COMUNITÀ SI OCCUPA ANCHE DELLA LOTTA ALLA SCHIAVITÙ DELLA PROSTITUZIONE. SEMPRE PIÙ DILAGANTE.

PROSTITUZIONE: LA TESTIMONIANZA DI NADIA, VENDUTA A 16 ANNI, CHIUSA IN UNA BUIA CANTINA, POI LA STRADA
Il tormento durava fino all'alba perché a casa non potevo tornare con meno di mille euro, pena un massacro, perciò accontentavo i clienti uno dietro l'altro nelle loro auto... finché una notte...

«In Italia sono arrivata a 16 anni. Venduta dai miei familiari». Nadia, rumena, la dice con apparente noncuranza la parola «venduta», ma poi risponde con una smorfia di dolore se le si chiede chi fossero quei familiari, forse i genitori? «Familiari», ripete soltanto. E venduta a chi? «Ad altri parenti che erano già qui in Italia. E che mi hanno rivenduta all'organizzazione criminale di altri rumeni». La promessa era la solita, un lavoro vero e remunerativo, la realtà però Nadia l'aveva presagita subito: «Da come mi avevano vestita e dal fatto che mi avevano destinata a un pub notturno avevo capito... E anche dalle cose terribili che si raccontavano in Romania di ciò che capita alle ragazze che vanno a lavorare in Occidente». E così scopriamo che l'orco - visto da fuori - siamo noi. Scopriamo con vergogna che, mentre qui si racconta di rumeni violenti e criminali, anche in Romania si racconta di italiani ladri di anime. E lei li ha incontrati davvero.
«Siccome non accettavo di prostituirmi, mi hanno chiusa due mesi in una cantina buia a pane e acqua. Ricordo l'odore, la muffa. Poi mi hanno portata sulla strada e stavano sempre in macchina dietro di me a controllare, così ho dovuto iniziare...».
Difficile chiederle del primo cliente, di cosa si prova e di come si riesce a sopravvivere, ma lei non ha remore: «Era sugli 80 anni, o forse 70, insomma, non so, io ne avevo 16 e lo vedevo anziano. Aveva due figlie e mi chiedeva di fare cose schifose». Di lui le resta netto il ricordo: «Sporco, sudato». Tutte le notti il tormento durava fino all'alba, a casa non poteva tornare con meno di mille euro, pena un massacro, e allora il conto dei clienti è presto fatto: «Li accontentavo uno dietro l'altro nelle loro auto, ognuno durava un quarto d'ora e pagava 35 euro». Nessuno disposto a qualche minuto di pietà? A parlare o magari ascoltare? «No, ai clienti interessa esclusivamente il sesso, per loro sei meno di un cane. Solo uno si era sfogato con me e io gli avevo chiesto aiuto, ma in realtà voleva solo che mi prostituissi per lui...».
Dopo tre anni così, Nadia, ormai 19enne, desidera solo una cosa: morire. «Supplicavo Dio di ammazzarmi», invece Dio una notte le manda due uomini molto speciali. La accostano seduti in macchina, uno dei due è corpulento e vestito tutto di nero, l'altro più mingherlino le fa meno paura. Tirano giù il finestrino e, «anziché il solito 'quanto costi?', mi chiedono con un sorriso 'quanto soffri?'. All'istante ho deciso di seguirli: se erano uomini buoni avrei ringraziato il buon Dio, se erano criminali magari morivo, ma era meglio che continuare così». Il mingherlino era don Aldo Bonaiuto, oggi tra i responsabili anti-tratta della Giovanni XXIII, l'altro era don Oreste Benzi in persona. «Mi hanno portata in una comunità e solo dopo due giorni ho realizzato che ero davvero salva. Era una cosa meravigliosa ». Lì comincia il programma di recupero, quello che lei chiama «la rianimazione », e tutti sono intorno a lei per proteggerla dai suoi aguzzini, inviperiti per aver perso una schiava preziosa, ma ancor più da se stessa: «Mi hanno restituito la capacità di credere in me, io non ero più quello che mi avevano fatto fare, ero di nuovo Nadia!».
Che oggi si sta laureando e presto si sposerà con il suo fidanzato italiano. Va in giro a testimoniare perché «chi dice che le prostitute sono volontarie deve sapere che cosa accade in realtà», ma non ha mai accompagnato don Benzi sulla strada a parlare alle ragazze e nemmeno don Aldo, non ancora almeno, «è doloroso tornare sul marciapiede, seppure in modo così diverso... Ma prima o poi lo farò».
Perché c'è un ricordo che ancora scava la sua anima, ed è proprio l'indifferenza dei passanti: «Il sabato sera dalle macchine i giovani con le loro fidanzate mi gridavano insulti, sputavano, ridevano di me, e io desideravo tanto andare come loro al bar, in discoteca a ballare, avere degli amici, studiare, vivere, e mi chiedevo: ma perché io devo essere una schiava? Perché non posso vivere? Volevo solo i miei sedici anni...».
 
Fonte: Avvenire, 10/07/2012


domenica 11 agosto 2013

COPPA DEL MONDO DI SCACCHI

COMINCIA TRA POCHI MINUTI LA CHESS WORLD CUP 2013 IN NORVEGIA.

Sette dei primi dieci giocatori al mondo, trentotto “2700 e ottantotto “2600, questi sono i numeri impressionanti della World CUP 2013, che si disputerà in Tromso (Norvegia) dall’11 agosto al 3 settembre. Le prime Teste di Serie della competizione sono Aronian, Caruana e Kramnik con l’armeno ed il russo che, in base ai nuovi regolamenti del Ciclo Mondiale, partecipano anche per assicurarsi la qualificazione per rating al Torneo dei Candidati. Oltre al prestigio ed al lauto Montepremi (1.600.000 $), il torneo assegna ai due Finalisti della competizione due posti nel prossimo Torneo dei Candidati.



QUESTA COMPETIZIONE CHE VEDE TANTISSIMI FORTI GIOCATORI (MANCANO SOLO CARLSEN E ANAND) SI CONCLUDERÀ IL 3 SETTEMBRE  CON IL VINCITORE CHE USCIRÀ DOPO CHE 128 GIOCATORI SI SARANNO DATI BATTAGLIA SULLA SCACCHIERA, POTENDO COSÌ PARTECIPARE AL TORNEO DEI CANDIDATI PER LA SFIDA MONDIALE AL CAMPIONE DEL MONDO (ANAND O CARLSEN APPUNTO).

IVANCHUK E GIRI SI ALLENANO TRA                                                       UN DRINK E L'ALTRO...


DIECI GIORNI DOPO LA CONCLUSIONE DI QUESTO TORNEO, CI SARÀ A BRASILIA, IL TORNEO DI SELEZIONE PER IL CAMPIONATO MONDIALE UNDER 16 A CUI PARTECIPERÀ ANCHE HÉLÈNE. GRANDE SODDISFAZIONE PER TUTTI NOI CHE L'ABBIAMO VISTA CRESCERE, SCACCHISTICAMENTE E NON... INSIEME A HÉLOISE.




HÉLÈNE E HÉLOISE NELL'ULTIMO TORNEO VINTO


















VI LASCIO ORA ALLA STORIA DELLA WORLD CUP

Una competizione giovane che, pur tra mille polemiche e aggiustamenti, sa entusiasmare.

Quinta edizione per la World Cup che finora si è tenuta a intervalli regolari di due anni. Il formato (un grande evento ad eliminazione diretta) è mutuato dai Campionati del Mondo 1998-2004. L’esperienza di questi “Campionati del Mondo” fu quasi del tutto negativa, i Campioni laureati non avevano credibilità, troppo aleatorio un singolo torneo con mini-match. Apparve più sensato proporre una simile manifestazione come prova di selezione di un Campionato del Mondo.
La World Cup come fase importante del Ciclo Mondiale nasce nel 2005. La FIDE decide di avviare un nuovo ‘format’ per arrivare al titolo di Campione del Mondo. Decisivo risulta l’abbandono delle scena scacchistica di Garry Kasparov all’inizio del 2005, questo nuovo “format” è di fatto un “dopo-Kasparov”. Nel settembre 2005 si disputa il Mondiale a San Luis, che laurea Veselin Topalov Campione del Mondo; per procedere alla riunificazione del titolo è necessario un successivo match Topalov-Kramnik, ad Elista nel 2006, che vede la vittoria di Vladimir Kramnik.
La prima World Cup, valida per il Ciclo Mondiale 2005-07, si svolge a Khanty-Mansiysk in Russia, un luogo veramente “privilegiato” nelle scelte FIDE per eventi ad alto livello, dal 26 novembre al 18 dicembre 2005. Il compito è quello di contribuire a definire il lotto dei Candidati per il Torneo Mondiale che si terrà nel 2007 a Mexico City e che verrà vinto da Anand.
Il “format” è quello che verrà poi mantenuto sinora: 128 giocatori (quindi 64 scacchiere, il “numero magico” degli scacchi è rispettato) si affronteranno in mini-match ad eliminazione diretta fino ad arrivare ad una finale che in questa occasione ha visto come protagonisti Aronian e Ponomariov, con l’Armeno che vince ai tie-breaks rapid. Il giocatore con Elo più elevato era Ivanchuk, 2748, ma Vassily viene sorprendentemente battuto al secondo turno da un giovane conosciuto soprattutto che essere il “secondo” di Topalov, Ivan Cheparinov. Il Chepa si andrà poi a schiantare contro un Carlsen non ancora 15enne e a sua volta Magnus sarà estromesso da Bareev, giungendo decimo (risultato di una certa importanza perché in questa edizione della World Cup erano ben dieci i posti a disposizione per accedere ai Candidati). Levon Aronian con questo successo entra prepotentemente e definitivamente nel “Gotha” scacchistico mondiale.
Anche nel 2007 si torna a Khanty-Mansiysk, sempre nello stesso periodo. Continuano le polemiche sul Ciclo Mondiale: Gelfand, Leko e Morozevich non partecipano per le continue oscillazioni della FIDE nella gestione del Mondiale.
N° 1 del tabellone ancora Ivanchuk, 2787. La finale ora prevede quattro partite a cadenza classica e Gata Kamsky supera Alexei Shirov per 2.5 a 1.5; Aronian era stato estromesso da Jakovenko negli Ottavi di Finale; Carlsen arriva stavolta fino alle Semifinale ma viene superato da Kamsky. Siamo ancora in un periodo di assestamento: Kamsky grazie a questa vittoria ottiene il diritto di sfidare Topalov nel “Challenger Match” che avrebbe poi designato lo sfidante di Anand nel Mondiale 2010. Kamsky verrà sconfitto da Topalov, ma potrà consolarsi ottenendo in virtù di questo risultato almeno l’immediata qualificazione ai Match dei Candidati per il Mondiale 2012 in cui Anand batterà Gelfand.
Più o meno lo stesso format anche per l’edizione 2009, con la curiosità dei tie-breaks: ben quattro rapid e addirittura fino a cinque paia di blitz (in quest’ultimo caso chi si trova in vantaggio dopo una coppia di blitz disputati passa il turno). Sede di gioco sempre Khanty-Mansiysk, solito periodo. Elo più alto in comproprietà di Gashimov e Gelfand, 2758 punti; Anand, Topalov e Aronian non partecipano perché già qualificati ai Candidati del Ciclo 2009-11; Carlsen, Kramnik ed altri Top Players preferiscono partecipare al SuperTorneo di Londra.

La stravaganza della formula di spareggio viene subito messa in luce nel primo turno, quando Akobian e Tregubov sono “costretti” a giocare ben 16 partite (due classiche, quattro rapid e dieci blitz) prima che Akobian riesca ad imporsi (evitando l’ulteriore armageddon): finiscono all’una di notte e in mattinata il vincitore è atteso da Ponomariov…

Nel secondo turno strage di Top Players: Morozevich battuto da Laznicka, Radjabov da Sakaev, Ivanchuk da Wesley So, quest’ultimo (16 anni) diventa la “mascotte” del torneo quando batte anche Kamsky nel terzo turno. Sempre nel terzo turno da ricordare la “sbadataggine” di Wang Yue e Li Chao che non rispettano l’orario d’inizio della loro seconda partita rapid, rispettivamente contro Bacrot e Gashimov, perdono a forfait e non riusciranno più a recuperare. Nel quarto turno abbandona il campo anche Fabiano Caruana, battuto da Gashimov, dopo che nei turni precedenti Fabiano aveva superato gente come Dominguez e Alekseev che all’epoca lo sovrastavano per Elo.
Si procede fino alla Finale con Gelfand e ancora una volta Ponomariov: dopo aver pareggiato il match sulle quattro partite a cadenza classica e nelle quattro Rapid, Gelfand s’impone per 3 a 1 nelle Blitz. Il percorso mondiale di Boris sarà ancora lungo, visto che supererà lo scoglio dei Match dei Candidati e si qualificherà per il Match Mondiale, dove verrà sconfitto da Anand nel 2012.
L’edizione del 2011, ancora a Khanty, dà una aggiustatina ai tie-breaks: al posto dell’orrenda formula del 2009, si disputano due rapid da 25, poi eventualmente due da 10 e due blitz da 5, il tutto con incrementi vari; se ancora il punteggio è in equilibrio allora armageddon. Si passa da una durata massima dei tiebreaks di cinque ore (!) a una di due ore. Top Player per Elo, Sergey Karjakin, 2788. Ben tre posti disponibili per i Candidati. Fabiano Caruana è già competitivo, ma viene fermato da Svidler al terzo turno. Tra le vittime più celebri del terzo turno anche Mamedyarov superato dal 18enne ucraino Yaroslav Zherebukh. Judit Polgar batte uno dopo l’altro Movsesian, Karjakin e Dominguez, prima di fermarsi contro un Svidler in stato di grazia che in Semifinale batte lo “specialista di tornei KO” Ponomariov. Ivanchuk meglio del solito, viene fermato in Semifinale da Grischuk. Quindi un’importante finale per il 3°-4° posto (valida per designare il terzo Candidato) si svolge tra i due Ucraini ed Ivanchuk si impone. Finalissima tra Svidler e Grischuk, anche loro connazionali e grandi amici. Entrambi questi match si risolvono per 2.5 a 1.5, quindi senza ricorrere alle cadenze veloci. Le speranze dei qualificati della World Cup 2011 si infrangeranno contro Magnus Carlsen, vincitore dei Match dei Candidati e sfidante di Anand nell’imminente Campionato Mondiale.

Questo il link per seguire le partite in diretta: http://www.chessdom.com/chess-world-cup-2013-live/

domenica 28 luglio 2013

Giornata Mondiale della Gioventù: il papa a Rio de Janeiro

Si è appena conclusa la GMG a Rio de Janeiro. Il papa ha ribadito alcuni concetti primitivi della chiesa cattolica: ritornare alle origini del messaggio di Cristo, in una chiesa povera e al servizio degli altri, così come Gesù è venuto a servire l'uomo per insegnarci la Carità gli uni verso gli altri...

                Il papa che si porta la borsa: "Non devo essere servito: sono io il servitore..."


Alla presenza delle autorità dell'America Latina e milioni di giovani, tra cui anche Heloise e Hélène, il pontefice ha parlato in un "maccheronico" portoghese...

Riportiamo il tema centrale della prima omelia a Rio di papa Francesco:

"... Oggi, in vista della Giornata Mondiale della Gioventù mi ha portato in Brasile, anch'io vengo a bussare alla porta della casa di Maria - che amò e allevò Gesù - perché ci aiuti, tutti noi, pastori del popolo di Dio, genitori ed educatori, a trasmettere ai nostri giovani i valori che possano renderli artefici di una nazione e di un mondo più giusto, fraterno e solidale.
Per fare questo, vorrei sottolineare tre semplici atteggiamenti: 1) mantenere la speranza 2) lasciarsi sorprendere da Dio 3) vivere con gioia.
1) Mantenere la speranza. La seconda lettura della Messa presenta una scena drammatica: una donna - figura femminile di Maria e della Chiesa - viene inseguita da un drago - il demonio - che vuole divorare suo figlio. Non è però una scena di morte ma di vita, perché Dio interviene e mette il bambino al sicuro (cfr Ap 12, 13a-16.15-16a). 
Quante difficoltà nella vita di ciascuno, tra la nostra gente, le nostre comunità. Ma, per quanto grandi possano essere, Dio mai lascia che affondiamo. Di fronte alla delusione che potrebbe avere nella vita chi lavora nella evangelizzazione o chi si sforza di vivere la fede come padri e madri, vorrei dire a voce alta: abbiate sempre nel cuore la certezza che Dio cammina al vostro fianco, in nessun momento vi abbandona. 
Mai perdere la speranza. Mai lasciarla spegnere nei nostri cuori. Il "drago", il male, esiste nella nostra storia, ma non è il più forte. Il più forte è Dio, e Dio è la nostra speranza. Certamente oggi, tutti, anche i nostri giovani, sentiamo il suggerimento di molti idoli che vengono messi al posto di Dio e sembrano dare speranza: il denaro, il successo, il potere, il piacere. Spesso si fa strada nel cuore di molti un senso di solitudine e di vuoto, e porta a cercare compensazione in questi idoli passeggeri. 
Cari fratelli e sorelle, siamo luci di speranza. Manteniamo una visione positiva della realtà. Incoraggiamo la generosità che caratterizza i giovani, cerchiamo di aiutarli ad essere protagonisti nella costruzione di un mondo migliore: sono un potente motore per la Chiesa e per la società. Essi non hanno solo bisogno di cose. Hanno bisogno soprattutto che vengano proposti loro questi valori intangibili che sono il cuore spirituale di un popolo, la memoria di un popolo. 
Quasi lo possiamo leggere in questo santuario, che è parte della memoria del Brasile: spiritualità, generosità, solidarietà, perseveranza, amicizia, gioia, sono valori che hanno le loro radici più profonde nella fede cristiana.
2) Il secondo atteggiamento: lasciarsi sorprendere da Dio. Chi è uomo, donna di speranza - la grande speranza che ci dà la fede - sa che Dio agisce e ci sorprende anche in mezzo alle difficoltà. E la storia di questo santuario è un esempio: tre pescatori, dopo una giornata sterile, senza avere pescato nulla nelle acque del Rio Parnaíba, hanno trovato qualcosa di inaspettato: l'immagine di Nostra Signora della Concezione. Chi avrebbe potuto immaginare che il luogo di una pesca infruttuosa sarebbe diventato il luogo dove tutti i brasiliani possono sentirsi figli della stessa madre? Dio non smette di stupire, come con il vino nuovo del Vangelo che abbiamo appena ascoltato. Dio riserva il meglio per noi. Però ci chiede di lasciarsi sorprendere dal suo amore, che noi accogliamo le sue sorprese. 
Confidiamo in Dio. Altrimenti, il vino della gioia, il vino della speranza si esaurisce. Se ci avviciniamo a lui, se restiamo con lui, quello che sembra acqua fredda, ciò che è difficile, ciò che è il peccato, diventa il vino nuovo di amicizia con lui. 
3) Il terzo atteggiamento: vivere con gioia. Cari amici, se camminiamo nella speranza, lasciandoci sorprendere dal vino nuovo che Gesù ci offre, già c'è gioia nel nostro cuore e non possiamo smettere di essere testimoni di questa gioia. 
Il cristiano è felice, non triste. Dio è con noi. Abbiamo una madre che sempre intercede per la vita dei suoi figli, per noi.
Gesù ci ha mostrato che il volto di Dio è quello di un Padre che ci ama. Il peccato e la morte sono stati sconfitti. Il cristiano non può essere un pessimista. Non può avere l'aspetto di uno che è in lutto perpetuo. Se amiamo veramente Cristo e sentiamo quanto ci ama, il nostro cuore si "infiammerà" di gioia così tanto da contagiare coloro che vivono intorno a noi. Come ha detto Benedetto XVI: "Il discepolo sa che senza Cristo non c'è luce, non c'è speranza, non c'è amore, non c'è futuro" (Discorso inaugurale della V Conferenza Generale dell'Episcopato dell'America Latina e dei Caraibi, Aparecida, 13 maggio 2007).
Cari amici, siamo venuti a bussare alla porta della casa di Maria. Lei ha aperto, ci ha fatto entrare e ci mostra il suo Figlio. Ora lei ci chiede: "Fate quello che vi dirà" (Gv 2,5). Sì, Madre nostra, ci impegniamo a fare ciò che Gesù ci dice. E lo faremo con speranza, confidando nella sorprese di Dio e pieni di gioia!!"



Speriamo che questa nuova ventata che il papa ha portato da quando è stato eletto, possa essere seguita dai giovani presenti a Rio e da tutti i cristiani nel mondo: facendosi guidare dallo Spirito e lasciando da parte l'ecclesialità pomposa trascinata ormai da molti secoli e rifacendosi sempre più al santo di cui il pontefice porta il nome. 

Appuntamento a Cracovia, in Polonia nel 2016: vedremo in quell'occasione quali strade saranno state seguite...



lunedì 22 luglio 2013

L'ITALIA CHE AFFONDA....

COME MOLTI SANNO, HO LAVORATO PER BEN SETTE ANNI, ALLA FONSAI COME AGENTE ASSICURATIVO. PRIMA DI DIMETTERMI, PER TRASFERIRMI IN BRASILE, LA SITUAZIONE SOCIETARIA ERA GIÀ SCRICCHIOLANTE... ECCO GLI SVILUPPI DELL'AZIENDA, LA CUI PROPRIETÀ APPARTENEVA ALLA FAMIGLIA LIGRESTI !!!

La storia giudiziaria della famiglia Ligresti è iniziata 20 anni fa, con l'arresto di Salvatore Ligresti per corruzione. Il patron ovviamente perse la presidenza del gruppo per "mancanza di requisiti di onorabilità" ma rientrò come "presidente onorario"... Indagini su grandi appalti, accuse di falsificazioni di voci di bilancio, una gestione criminosa di holding, fusioni societarie e speculazioni finanziarie. Ieri mattina li hanno arrestati tutti: padre, tre figli e amministratori delegati di Fonsai. L'accusa di reato è di falso in bilancio aggravato e false comunicazioni di mercato. Sulla scia dei fatti milanesi dell'anno scorso riguardanti la Premafin è partita l'indagine su Fonsai dalle denunce di piccoli azionisti. Il problema principale è questo: c'è un sistema "famiglia" che grazie alla complicità e al coinvolgimento di banche e politici, di finanza e della "cecità" dei controllori Isvap e Consob, riesce a distrarre centinaia e centinaia di milioni, facendo fallire le società che amministra (2 miliardi di perdite ma sempre con buone uscite milionarie per gli amministratori). Anche nell'ultimo tentativo di salvataggio voluto da Mediobanca , tramite una fusione tra "grandi debitori", Fonsai e Unipol, ci hanno rimesso i risparmiatori, gli azionisti che nel 2011 e nel 2012 non hanno ricevuto dividendi , hanno visto perdere il  90% del valore azionario e hanno dovuto subire un’ulteriore esborso per una ricapitalizzazione; senza contare i lavoratori licenziati, quelli che rischiano il posto e ovviamente i gruppi assicurativi che in passato erano considerati grandi eccellenze italiane di contro per la famiglia Ligresti ci sono stati 77 milioni di buonuscita. Molte società intestate alla famiglia sono coinvolte nei lavori dell’Expo 2015. I cittadini chiedono giustizia per il danno economico e morale. Qualcuno in borsa ha commentato che è più difficile perdere soldi nelle assicurazioni che farne eppure i Ligresti ci sono riusciti. Dirò di più: Alberto Nagel, il direttore di Mediobanca interrogato dagli inquirenti ha detto che Don Salvatore aveva minacciato di suicidarsi se la banca non avesse tenuto fede alle promesse da lui pretese. Sarebbe stato bello se anche in altre casi le banche avessero avuto tale attenzione per tutti i cittadini, forse in questo modo di imprenditori e di lavoratori se ne sarebbero suicidati molti meno. 
Alberto Airola


Estate 2012: FONSAI E UNIPOL



ECCO LA TRASCRIZIONE DEL VIDEO:

Nell'estate del 2012 sia Unipol che Fondiaria Sai hanno fatto un aumento di capitale enorme, di dimensioni spropositate. Successivamente agli aumenti di capitale, che hanno bruciato gli investimenti di centinaia di piccoli risparmiatori in pochi giorni, Unipol ha acquistato Fonsai.

Intervista a Marco Piazza e Max Bugani

Max Bugani: Vi vogliamo raccontare una situazione, una storia molto antipatica che si è venuta a creare nel luglio 2012, nel momento in cui Unipol ha acquistato la compagnia assicurativa Fondiaria SAI. Questa colossale operazione, descritta da esperti della finanza come un' operazione dalle tinte cupe, ha fatto perdere tantissimi capitali, in alcuni casi il 100%, investiti dai piccoli e medi azionisti, che ci stanno scrivendo in questi giorni chiedendo di dare voce a ciò che è accaduto.

Marco Piazza: Noi non sappiamo se questa sia un'operazione legale, ma sicuramente quando i cittadini perdono il 99.9% dei loro risparmi è fortemente immorale.

Stefano: Innanzitutto abbiamo assistito a un aumento di capitale, per ricapitalizzare la società in crisi, da parte di Fonsai, la preda dell'operazione Unipol, sproporzionato rispetto alla dimensione dell'azienda. La dimensione, già di per sé é la prima anomalia dell'operazione.

Marco Piazza: L'aumento di capitale è quell'operazione che viene fatta quando una società ha bisogno di soldi freschi. Incamera dei nuovi liquidi per fare operazioni o per ricapitalizzarsi.

Max Bugani: Persone che avevano 100, 200 azioni, ci stanno scrivendo persone che hanno perso 20.000, 30.000, 50.000 euro. Questa mattina ci ha scritto una persona che ha perso 200.000 euro. Nel momento in cui c'è stato l'aumento di capitale, hanno avuto il diritto di opzione ...

Stefano: Esatto. L'azione ante capitale valeva 45 euro. Poi ogni singola azione Fonsai è stata spezzata in due. E' rimasta un'azione ordinaria di un euro, e 44 euro sono stati spostati sul diritto di esercitare l'opzione sull'aumento di capitale. Questo diritto, che poi entra nel mercato e che va in contrattazione, ha subito un deterioramento in pochissimi giorni, si è praticamente azzerato. Questo azzeramento ha portato, per chi non ha venduto in tempo, l'azzeramento del capitale di questi piccoli azionisti.

Marco Piazza: Quando si fanno gli aumenti del capitale le azioni possono raddoppiare o triplicare. In questo caso è aumentato di 252 volte il numero di azioni. Quando c'è un aumento di capitale la torta viene divisa in più parti, quindi ci saranno più azionisti e il titolo normalmente cala. Se cala un po' quando si fa un aumento di capitale normale, pensate di quanto può calare il titolo con un aumento di capitale di dimensioni sproporzionate. Non so se ce ne sono stati mai di così rilevanti in passato, sicuramente per la finanza italiana è uno dei più alti. Il valore dell'azione è passato da 45 euro e un euro, è crollato.

Max Bugani: C'è un passaggio oscuro, che riguarda il crollo del titolo qualche giorno prima che ci fosse l'aumento del capitale. Ma noi non vogliamo ipotizzare l'insider trading.

Marco Piazza: No, ma gli investitori istituzionali sono stati veramente fortunati perché senza sapere niente hanno avuto la fortuna di vendere le loro quote proprio poco prima che venisse annunciato l'aumento di capitale e quindi sono riusciti a vendere a prezzo di mercato a un fondo di pensioni americano che ha acquistato il 2% del capitale totale. Ecco, sono stati proprio fortunati.

Stefano: In un mercato normale dove si sconta la diminuzione di valore in un aumento di capitale ci può stare che l'azionista si trovi in mano titoli del genere, sta nel gioco del mercato. Ma i piccoli risparmiatori che avevano in mano queste opzioni che è la stragrande maggioranza della quota di capitale che avevano nella vecchia azione ordinaria, hanno fatto fatica. Se non erano proprio impossibilitati, a poterlo vendere sul mercato. Il valore di questo diritto si è azzerato in un lasso di tempo brevissimo e sul mercato è rimasto un inoptato, cioè persone che non hanno aderito all'aumento di capitale, di quantità enorme e questo ha creato un danno di immagine alla società che si stava costruendo in quel momento. Se molti azionisti non sono disposti a mettere soldi nella nuova società sicuramente non è un bell'inizio.

Max Bugani: L'operazione è brutta, è poco chiara, ci teniamo a parlarne. Chiediamo alle associazioni dei consumatori, agli organi di controllo, a tutta la stampa di parlarne il più possibile. Non tanto per individuare i colpevoli, perché gli esperti che hanno parlato con noi ci hanno dipinto un quadro di legalità, però queste cose non devono accadere più. Tutti i cittadini devono essere sempre informati di modo che davanti a future operazioni del genere effettuate da altre compagnie sappiano come comportarsi. Qui stiamo parlando di milioni e milioni di euro bruciati di famiglie che magari avevano in queste azioni tutti i loro risparmi. E questo è molto triste.



VOLENDO ULTERIORMENTE APPROFONDIRE SULLA FUSIONE DELLE DUE COMPAGNIE ASSICURATIVE UNIPOL E FONSAI:

 http://youtu.be/32V1jgL1trw



lunedì 15 luglio 2013

INTERVISTA AL MAESTRO D'ORCHESTRA GUILHERME MANNIS


CON IL MAESTRO GUILHERME MANNIS DIRETTORE DELL’ORCHESTRA SINFONICA DEL SERGIPE,  INAUGURIAMO  QUESTA NUOVA RUBRICA DEL BLOG "LE NOSTRE INTERVISTE"; COLGO L’OCCASIONE PER RINGRAZIARE TUTTI VOI CHE CI LEGGETE SEMPRE FEDELMENTE E NATURALMENTE, IL MAESTRO GUILHERME.


   CONCERTO A RIVA DEL GARDA 2012 DEL MAESTRO MANNIS


Il maestro Mannis è mio alunno di italiano da circa tre mesi, ma alcune connotazioni comuni,  come la disciplina e la passione per il lavoro, ci rendono per molti aspetti simili e pertanto l’amicizia è sorta naturalmente. Inoltre la sua già buona conoscenza dell’italiano ci permette di comunicare e dialogare senza alcun problema. Ha già diretto alcuni concerti anche in Italia, ad esempio  due mesi a Bari ed è di nuovo in partenza per  l’Argentina per dirigere l’orchestra di Buenos Aires. Grande estimatore dei grandi direttori d'orchestra italiani Abbado e Giulini, è legato a filo doppio con l’Italia per le sue radici calabresi da parte di padre, trasferitosi in Brasile nella metà del secolo scorso.


Vi lascio ora all’intervista in esclusiva !!!

http://youtu.be/704U8OsmuTU



IL REQUIEM DI MOZART DI MERCOLEDÌ SCORSO È STATO UNO SPETTACOLO SENSAZIONALE, UNICO... IL MAESTRO È STATO ECCEZIONALMENTE BRAVO:            COMPLIMENTI !!!




lunedì 8 luglio 2013

BELLEZZE D'ITALIA: ORVIETO, IN UMBRIA

NON LONTANA DA ASSISI E PERUGIA, ORVIETO È UNA CITTADINA ANTICHISSIMA, FAMOSA PER IL DUOMO, DOVE OGGI ESISTONO DUE SCUOLE PER STRANIERI PER IMPARARE LA LINGUA ITALIANA, UNA SCUOLA DI CUCINA, UNA DI ARTE E UNA DI CERAMICA. LE BELLEZZE ARTISTICHE E NATURALI NE FANNO UNO DEI LUOGHI PIÙ BELLI D'ITALIA.



Orvieto è stata costruita su di una rupe di tufo che si erge in mezzo ad un bellissimo scenario di campi e vigneti, nella pianeggiante vallata del fiume Paglia.
La città, proprio per queste caratteristiche strutturali, è un esempio particolare di simbiosi e di integrazione fra la natura e l’opera dell’uomo.
Il territorio orvietano era, specialmente in epoca medioevale, molto più vasto rispetto ad oggi quando la città-stato di Urbsvetus raggiunse la più grande estensione lungo una fascia trasversale che andava dal Tevere al Mar Tirreno.
L’attuale territorio orvietano si estende attraverso un paesaggio caratteristico, fatto di formazioni di basalto e tufo, di dolci colline e pianure che si trasformano in seguito nei primi avamposti dell’Appennino. Un paesaggio costituito da folti boschi e dall’intervento dell’uomo con i suoi campi coltivati interrotti dalle viti da cui si ricava il buon vino di Orvieto.
Gli aeroporti di riferimento per la città sono: l’Aeroporto Regionale Umbro Sant’Egidio di Perugia (a 90 km) e l’Aeroporto Internazionale da Vinci di Roma che é a (130 km).
Per arrivare in treno si può utilizzare la linea F.S. Firenze-Roma-Stazione di Orvieto.
Per raggiungere Orvieto in auto, basta prendere l’autostrada del Sole (A1) e uscire ad Orvieto città, tenendo conto che il tempo di percorrenza da Firenze è di circa un’ora e trenta e da Roma è di circa un’ora. In altro modo, è possibile raggiungere la città percorrendo la Superstrada Perugia-Todi e poi la SS 448 Todi-Orvieto.

STORIA
Le origini di Orvieto hanno radici etrusche quando, nel IX-VIII secolo a.C., la rupe venne abitata per la prima volta da queste popolazioni. Velzna, così si chiamava Orvieto anticamente, era un insediamento molto fiorente che basava la sua economia sulla produzione delle ceramiche (i buccheri) e sulla lavorazione dei bronzo.
La città, in lotta contro la politica espansionistica di Roma, fu occupata dall’esercito nemico nel 254 a.C. e venne rasa al suolo. Ne conseguì la fuga dei suoi abitanti e alcuni di loro vennero forzatamente trasferiti sulle alture del lago di Bolsena.
Durante le invasioni barbariche la città venne occupata da Alarico e da Odoacre e fu scenario di numerosi scontri e battaglie.
Dal 596, Orvieto, fu occupata dai Longobardi di Agilulfo e, in seguito, nel contesto della rinascita religiosa voluta da Ottone III, vennero promosse le costruzioni di abbazie e monasteri su tutto il territorio circostante.
Il Comune venne istituito a partire dal 1137 e, dopo vent’anni, sotto l’influenza di papa Adriano IV, iniziarono gli scontri tra le fazioni guelfe (filopapali) e quelle ghibelline (filoimperiali) che si prolungarono nel tempo e segnarono la storia cittadina, trasformando il centro in una roccaforte guelfa.
Nel 1200 venne creato il Consiglio Generale dei Quattrocento con l’elezione, successiva, del Capitano del Popolo e di un Governo degli Anziani e delle Arti con un priore e con la propria magistratura.
Inoltre, nel 1290, venne iniziata la costruzione del duomo, oltre a quelle di altre chiese presenti in città. Tra la fine del 1200 e i primi anni del 1300, con papa Martino IV, arrivarono in città i Francesi contro i quali il popolo si ribellò dando luogo ad una serie di scontri tra fazioni.
Nel 1354 il Cardinale Albornoz occupò Orvieto sottomettendola allo Stato della Chiesa anche se la città continuò a mantenere le sue istituzioni comunali.
Si dovrà attendere il 1860 perchè la città venga annessa al Regno d’Italia.

ARTE
L’opera architettonica più importante per la città è il Duomo, costruito tra il 1290 e il 1320 in stile Gotico Romanico con la facciata in marmo e mosaici.
All’interno, da vedere, sono gli affreschi della Cappella di San Brizio fatti da Luca Signorelli nel 1499.
Vicino al Duomo c’é Palazzo Soliano ex residenza papale e oggi sede del Museo di Arte Medioevale.
È, invece, del primo ventennio del Cinquecento, la struttura architettonica del Pozzo di San Patrizio di Antonio di Sangallo con la sua famosa scalinata a doppia elica utilizzata per scendere nel pozzo.
Altro Museo interessante è quello dedicato allo scultore contemporaneo Emilio Greco che é l’autore delle nuove porte del Duomo del 1968.
Da vedere sono anche i resti archeologici delle Tombe Etrusche che sorgono ai piedi della rupe sulla quale sorge la città.
Infine, nel quartiere medioevale della città, esiste un suggestivo percorso sotterraneo fatto di grotte ricche di ritrovamenti archeologici portati alla luce da recenti scavi.

NATURA
Il territorio della zona di Orvieto é caratterizzato da una natura veramente ricca e varia.
Da vedere é certamente l’Oasi di Alviano a 30 Km da Orvieto, luogo ideale per la nidificazione di numerose specie di uccelli migratori come le gru e i falchi pescatori.
All’interno dell’oasi, gestita dal WWF che organizza anche laboratori didattici con le scuole, si possono fare percorsi nella natura e birdwatching imparando a conoscere un habitat ricco di vita e dal delicato equilibrio.
Inoltre, Orvieto, condivide con il centro di Baschi, il bel lago di Corbara che ha, lungo la sua sponda, rigogliosi boschi di pino e di macchia mediterranea che si articolano lungo una sponda fatta di piccoli fiordi e di anse.
Dalle rive del lago della sponda di Baschi è possibile fare escursioni in canoa e Kajak mentre, per chi desidera fare trekking, é molto interessante partire da Titignano e dirigersi alla Roccaccia da cui si gode un panorama bellissimo.

EVENTI
Orvieto è ricca di storia e anche di iniziative diverse.
Ad esempio, nel mese di Ottobre, l’appuntamento enogastronomico più prestigioso è quello di “Orvieto con gusto”, un itinerario piacevole per apprezzare i profumi e i sapori della gastronomia della città, accompagnati dall’ottimo vino locale.
Un altro evento singolare è la Festa della Palombella (istituita nel XV secolo) che si celebra nel giorno delle Pentecoste e il Palio dell’Oca festeggiato nel mese di Maggio di ogni anno.

Da non dimenticare il prestigioso evento di Umbria Jazz Winter che si tiene tra la fine di Dicembre e l’inizio di Gennaio.


sabato 29 giugno 2013

CLAUDIO MAGRIS: UN SAGGISTA GENIALE

IL TEMA DI MATURITÀ DELLE SCUOLE SUPERIORI DI QUEST'ANNO, HA AVUTO COME TRACCIA UNA FRASE TRATTA DALLA PREFAZIONE DI UN LIBRO  DI CLAUDIO MAGRIS.
LETTERATO ITALIANO, LAUREATOSI A TORINO NEL '62, VIVENTE, MA PER I PIÙ MISCONOSCIUTO, CERCHIAMO DI APPROFONDIRE INSIEME LA SUA FIGURA.

Uno dei più notevoli saggisti contemporanei e dei più penetranti e geniali studiosi di letteratura mitteleuropea, erede della grande tradizione culturale triestina, lo scrittore e germanista Claudio Magris nasce il 10 aprile 1939 a Trieste. Finissimo letterato, di vastissima e straordinaria cultura, è uno dei più profondi saggisti contemporanei, capace come pochi di scandagliare non solo il patrimonio della letteratura mitteleuropea ma anche di ritrovare le ragioni profonde sedimentate dietro ogni libro con cui viene a contatto. Infine, Magris è indubbiamente uno dei letterati di più grande umanità e sensibilità, come testimoniato periodicamente anche dai suoi sempre acuti, a volte commoventi, interventi.




Il mondo della sua infanzia e della sua adolescenza — l’humus vitale, in cui Magris appare fortemente radicato — è per l’appunto Trieste, città di «frontiera» plurietnica e pluriculturale: «“collage” in cui niente si è trasferito nel passato e nessuna ferita si è rimarginata nel tempo, in cui tutto è presente, aperto e acerbo, in cui tutto coesiste ed è contiguo: impero asburgico, fascismo e Quarantacinque, nostalgie imperialregie, nazionalismo e indipendentismo… la caparbia sapienza della mitteleuropea ebraica, la ritrosa intelligenza slovena e quella epica e tranquilla del Friuli…».
Oltre che alla sua città natale, la sua formazione intellettuale è legata anche a Torino — luogo del mondo intellettuale e dell’età adulta. A Torino, infatti, Magris si laurea nel 1962 in Lingua e Letteratura Tedesca con Lionello Vincenti. Dopo un periodo di apprendistato all’Università di Freiburg, Magris è stato, dal 1970 al 1978, ordinario di Lingua e Letteratura Tedesca all’Università di Torino, mentre ora insegna all’Università di Trieste.
La sua tesi di laurea, dal titolo Il mito asburgico nella letteratura austriaca moderna, pubblicata da Einaudi nel 1963, ha dato il via alla sua produzione e — sul piano degli studi, ma anche su quello dell’editoria e dell’interesse dei lettori — a un recupero della letteratura mitteleuropea. Da allora, in molteplici lavori saggistici, relazioni, introduzioni, prefazioni ed elzeviri — soprattutto per il «Corriere della Sera» — Magris analizza la letteratura del nostro secolo, in particolar modo quella mitteleuropea e scandinava, come metafora della crisi della civiltà moderna, contribuendo a diffondere, in Italia e all’estero, la letteratura del “mito asburgico”.
Fra i suoi principali saggi e studi critici (di indirizzo storicistico e lukacsiano) ricordiamo, dopo Wilhelm Heinse (1968) e Tre studi su Hoffmann (1969), la pubblicazione negli anni Settanta di Lontano da dove, Joseph Roth e la tradizione ebraico-orientale (1971), L'anarchico al bivio. Intellettuale e politica nel teatro di Dorst (scritto con Cases Cesare, 1974), Dietro le parole (1978), e L’altra ragione. Tre saggi su Hoffmann (1978). Seguono nel 1982 Itaca e oltre e Trieste. Un’identità di frontiera (scritto con Angelo Ara). Ed infine nel 1984 pubblica L'anello di Clarisse. Grande stile e nichilismo nella letteratura moderna — summa del suo pensiero e specchio saggistico del contemporaneo Illazioni su una sciabola, con cui lo scrittore triestino, in quello stesso anno, esordisce nella narrativa, imponendosi come uno degli autori italiani più originali ed apprezzati all’estero. Sempre nell’84 esce Giuseppe Wulz (scritto con Italo Zannier), e l’anno successivo Quale totalità.
Nel 1986 Magris dà alle stampe il suo capolavoro, Danubio — suggestivo diario sentimentale e viaggio nello spazio e nel tempo, da cui nel 1997 il regista Pressburger ha ideato per il Mittelfest uno spettacolo teatrale itinerante. Danubio, tradotto in più di diciassette lingue, è stato scritto, in buona parte, nei pomeriggi trascorsi a un tavolo del suo caffè prediletto, il Tommaseo — un antico caffè triestino, sul tipo di quelli della vecchia Europa, «dove il tempo si è rappreso in grumi distinti e adiacenti». Scrittore dall’esistenza ritmata da abitudini e gesti quotidiani, sposato con due figli, Magris ama, quando non è altrove, scrivere e leggere anche al Caffè San Marco.
Superata, con Illazioni e Danubio, la linea di demarcazione che separa il saggista dallo scrittore, Magris — già studioso del teatro in lingua tedesca e traduttore di testi teatrali (di Buechner, Kleist, Ibsen, Schnitzler) — si cimenta anche con il dramma teatrale, e nel 1988 pubblica Stadelmann.
Dopo il romanzo breve Un altro mare (1991) e l’intenso e musicale racconto Il Conde (1993), nel 1995 pubblica Le voci.
Nel 1997 lo scrittore triestino vince con Microcosmi il prestigioso Premio Strega, mentre nel 1999 torna alla saggistica con Utopia e disincanto, Saggi 1974-1998, una raccolta di brevi saggi e articoli giornalistici. Del 2001 è La mostra.
Nella saggistica di Magris, il dato scientifico si fonde con quello umano, così come, nella sua produzione narrativa, persone, luoghi ed esperienze di vita si fanno spaccato di civiltà mitteleuropea.
Nel 2005, simile al cieco Omero, Claudio Magris raccoglie le tante voci che popolano la narrazione e cerca pazientemente di ordinarle e unificarle in un poema, Alla cieca, che non cela le cuciture e gli strappi e neppure la mescolanza e l’intreccio di variazioni diverse sulle stesse leggende e storie. Prima che l'anno si concluda, percorriamo ancora in compagnia dell'autore gli itinerari di L’infinito viaggiare e ci accorgiamo di come l’esperienza del viaggio possa condensarsi in una necessaria educazione dello sguardo; in uno stupefacente (anche doloroso) romanzo di formazione. Uno splendido quaderno di viaggi – righe fitte d’inchiostro e vita vissuta.